opere in mostra

Opere in mostra

 

Artista veneto o lombardo - San Francesco d’Assisi in meditazione

San Francesco d’Assisi in meditazione
San Francesco d’Assisi in meditazione

PITTORI VENETI O LOMBARDI

(XVIII secolo)
 

San Francesco d’Assisi in meditazione, 1700-1725 circa
olio su tela, 138 x 102,2 cm (ciascuno) Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale, inv. st. 791, 792, inv. gen. 12291, 12292
Bibliografia: Ozzola 1953, nn. 196b-c; Paccagnini 1973, p. 40; L’Occaso 2011, pp. 376-377, nn. 463-464.

I dipinti presentano due diverse declinazioni di un tema simile che riscosse ampia diffusione a partire dal XVII secolo, quello cioè del santo raffigurato in preghiera o in meditazione all’interno di un ampio paesaggio che offre lo spunto per le sue riflessioni e ne è partecipe. Nella prima tela san Francesco è raffigurato adagiato su una roccia e con in mano un libro; la sua attenzione è attratta dal cielo, verso il quale egli volge la testa, come per cogliere un messaggio che lo ha interrotto durante la lettura. Una luce infatti rompe la cortina delle nubi e la accende di un colore dorato più intenso. Accanto al santo si scorge un paesaggio roccioso con una ripida parete aperta in varie arcate sotto le quali scorre un rigagnolo. Il secondo dipinto vede invece come protagonista Maria Maddalena, ugualmente seduta su una roccia e raffigurata mentre stringe un crocifisso, oggetto della sua meditazione. Accatto a lei giacciono un teschio e un libro, verso i quali la donna indirizza il suo sguardo. Al centro del quadro si osserva un paesaggio fiabesco in cui domina il profilo bluastro di una catena montuosa che sembra innevata. In un piano più ravvicinato si intravvedono invece i tetti di un paese.

La coppia di quadri fu acquistata dalla Soprintendenza di Mantova presso Dirce Pongiluppi a Serravalle di Po nel 1952 come opera di Sebastiano Ricci. Ozzola spostò l’attribuzione sul nipote di questi, Marco Ricci (Ozzola 1953, nn. 196b-c), il quale fu celebre soprattutto per la sua produzione di paesaggi. Un simile riferimento è stato tuttavia smentito dalla critica successiva: Paccagnini ha parlato di un anonimo pittore veneto del XVIII secolo (1973, p. 40), mentre più recentemente Stefano L’Occaso ha suggerito un ambito lombardo o legato all’entroterra veneto (L’Occaso 2011, p. 377). Quest’ultimo ha inoltre ipotizzato che possa trattarsi di opere eseguite da due artefici diversi.

Osservando le due tele si possono infatti osservare alcune differenze, sia nella caratterizzazione dell’elemento naturale sia nella resa dei corpi. Nella Maddalena si riscontra infatti una maggiore ricchezza cromatica, così come una più precisa attenzione per gli effetti luministici: ciò appare evidente nello scorcio atmosferico che si apre sullo sfondo, in cui un fascio di luce si riversa su un paesaggio che sembra ancora umido per la pioggia, e nella figura della santa, i cui capelli di un biondo dorato intenso risaltano contro lo sfondo cupo delle rocce. Nel San Francesco invece i toni prevalenti sono quelli dei bruni, rispetto ai quali si contraddistinguono il bianco e l’azzurro dell’acqua del ruscello, come anche il cielo solcato da nuvole. Tuttavia, nonostante simili differenze, la pressoché perfetta coincidenza delle misure ci spinge a pensare che le due tele siano comunque nate insieme come pendants.

Gli anonimi autori dei quadri dovettero far riferimento alla tradizione veneta di pittura di paesaggio che aveva tra i suoi principali esponenti sia il già citato Marco Ricci, sia Antonio Marini, il quale è più vicino all’esempio di Alessandro Magnasco e predilige vedute più fantasiose e con effetti di forte intensità emotiva (Pallucchini 1995-1996, I [1995], pp. 222-227), che anticipano sentimenti già romantici.

Michela Zurla

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