opere in mostra

Opere in mostra

 

Arturo Martini - Solitudine (dal ciclo “Istoria d’amore a Nippo”)

Arturo Martini   Solitudine (dal ciclo “Istoria d’amore a Nippo”)
Arturo Martini Solitudine (dal ciclo “Istoria d’amore a Nippo”)

ARTURO MARTINI

(Treviso, 1889 - Milano, 1947)
 

Solitudine (dal ciclo Istoria d’amore a Nippo, 1917
linoleumgrafia su carta, 384 x 320 mm Milano, collezione privata
Esposizioni: 1967, Treviso, Arturo Martini, n. 270; 1983, Gradisca d’Isonzo-Verona, Incisori del Novecento, pp. 65-73; 1986-1987, Roma, Arturo Martini, pp. 16-17; 1989-1990, Treviso, Il giovane Arturo Martini, n. 114; 2012, Venezia, Istoria d’amore a Nippo, s.n.; 2016-2017, Rovigo, I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia, nn. 55-61.
Bibliografia: Arturo Martini 1967, n. 270; Scarpa 1968, p. 139; Incisori del Novecento 1983, pp. 65-73; Arturo Martini 1986, pp. 16-17; Il giovane Arturo Martini 1989, pp. 56-57, n. 114, p. 161; Istoria d’amore a Nippo 2012, s.p., s.n.; I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia 2016, pp. 168-169, nn. 55-61.

La linoleumgrafia – una tecnica di incisione che prevede l’inchiostratura di un foglio di linoleum su cui è inciso il soggetto da stampare – Solitudine fa parte di un ciclo di sei incisioni, con frontespizio, dal titolo Istoria d’amore a Nippo realizzata da Arturo Martini nel 1917. La serie si ispira a una vicenda autobiografica: è infatti dedicata a Ippolita Calzavara – chiamata confidenzialmente Nippo – una sorta di donna dello schermo, sorella di Maria, della quale Martini si era invaghito, la quale sposerà poi Natale Mazzolà, tra i più fedeli amici dello stesso Martini.

La sequenza delle immagini – Idillio, L’amplesso, Il duello, Il commiato degli amanti, appunto Solitudine e L’oblio – segna il dramma intimo dell’artista, cadenzato dal percorso del sole, o più probabilmente della luna, sulla linea curva dell’orizzonte. Realizzata con un linguaggio nutrito dalle suggestioni primitiviste di Modigliani, osservate al Salon d’Automne di Parigi del 1912, ma influenzata da Derain e Matisse, la narrazione testimonia pure la dedizione che all’inizio della sua attività Martini nutre per il disegno e la grafica. “Nacque incisore e poi divenne scultore e non dimenticò mai, fino agli ultimi ritratti in gesso, il piacere istintivo dell’incidere”, ricorda Guido Perocco alla fine degli anni Cinquanta (Istoria d’amore a Nippo 2012, p. 4). Del resto Martini caratterizzerà col suo tratto trascinato e continuo, oltre alla sua opera grafica e alla superficie delle sue sculture, anche il suo lavoro pittorico, praticato tra la fine degli anni trenta e l’inizio dei quaranta, ancora fortemente apparentato all’immagine di un bassorilievo dipinto, che traspare già dalle serie cui appartiene Solitudine.

Istoria d’amore a Nippo sarà tirata in poche copie, per amici e sodali, dallo stesso Martini che ne realizzerà almeno una versione dorata – quella oggi conservata alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro a Venezia (Istoria d’amore a Nippo 2012, p. 11) – ottenuta “con un impasto di olio di lino, con polvere d’oro steso sulla matrice mediante un rullo, con una tecnica del tutto particolare dell’artista” (Incisori del Novecento 1983, p. 65).

Roberto Dulio

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