opere in mostra

Opere in mostra

 

Domenico Fetti - Parabola del tesoro nascosto

Domenico Fetti   Parabola del tesoro nascosto
Domenico Fetti Parabola del tesoro nascosto

DOMENICO FETTI

(Roma, 1589 - Venezia, 1623)
 

Parabola del tesoro nascosto, 1619-1621 circa
olio su tavola, 61 x 45 cm Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale, Collezione Romano Freddi Esposizioni: 1977, Londra, Artemis. An Exhibition of Paintings by Fetti and Magnasco, n. 3.
Bibliografia: Safarik 1990, pp. 84-87, n. 21; Domenico Fetti 1996, pp. 224-226, ill. p. 227; S. Lapenta, in Le collezioni Gonzaga 2006, pp. 379-380; S. L’Occaso, in Castello di San Giorgio 2015, pp. 35- 36, 43-45, n. 25 (con bibliografia precedente).

Il dipinto appartiene al ciclo di tredici parabole evangeliche che il duca Ferdinando Gonzaga commissionò a Domenico Fetti intorno al 1619-1620 come nuova decorazione della Grotta di Isabella d’Este. L’inventario di Palazzo Ducale del 1627 cita infatti il “Camerino della grotta dove sono le parabole del Evangelio”, indicazione che viene ripresa nel 1631 dal colonnello Ottavio Piccolomini nella relazione sui danni subiti dal Palazzo a seguito del sacco delle truppe imperiali indirizzata a Ferdinando II, con l’aggiunta del nome dell’autore: “nelli camerini della Grotta […] vi era diversi quadretti fatti dal Fetti di parabole di Nostro Signore” (Safarik 1990, p. 68; S. Lapenta, in Le collezioni Gonzaga 2006, p. 375). Tale ambiente è stato identificato sia con la Grotta in Corte Vecchia (Brown 2005, pp. 157-158), sia con i nuovi spazi allestiti nel cosiddetto Appartamento del Paradiso nella Domus Nova, dove furono traslati i camerini isabelliani (Safarik 1990, pp. 69-71). Tuttavia è assai probabile che si tratti delle stanze contigue alla Grotta in Corte Vecchia con affaccio sul giardino segreto.

Le tavolette, che furono oggetto di numerose repliche, hanno seguito il triste destino di dispersione delle raccolte gonzaghesche e si trovano oggi in numerose collezioni in Europa e nel mondo (S. Lapenta, in Le collezioni Gonzaga 2006, pp. 375-378).

Nello specifico, l’opera – dopo diversi passaggi – venne acquistata all’asta Christie’s il 23 gennaio 2003 dal collezionista mantovano Romano Freddi. Dal 2015, in seguito a un accordo fra Palazzo Ducale e il detentore, il dipinto, unitamente a un gruppo di circa novanta opere comprendente quadri, sculture, bronzetti e ceramiche, la tavola del Fetti è giunta in Museo, dove è esposta nella Sala degli Stemmi, attigua alla Camera degli Sposi.

La Parabola del tesoro nascosto è riferita al Vangelo di Matteo (13, 44-52) e in essa la vicenda dell’uomo che, trovato un tesoro, lo sotterra, vende i suoi averi e poi acquista il terreno dove lo ha sepolto, è analoga a quella del mercante che lascia tutta la sua fortuna per una perla preziosa. Come le altre parabole della serie, anche questa esprime insegnamenti della dottrina cristiana cari al committente, ma significati più segreti ed ermetici vi si adombrano, in relazione agli interessi alchemici di Ferdinando e di Domenico Fetti.

La parabola del “tesoro nel campo” insegna il valore del regno di Dio e descrive la gioia dell’uomo che lo trova come il bene più prezioso che questo rinvenimento regala. Il racconto si concentra sulla saggia scelta di colui che tende al vero guadagno ed è disposto a vendere ogni cosa per prendersi tutto, è disposto a lasciare molto per ottenere di più. Così agiscono i filosofi ermetici, che non mostrano interesse per i beni materiali e tendono in primis alla realizzazione spirituale, che sola può garantire la conquista del bene più grande, la salvezza eterna. Contrariamente i “soffiatori” stolti presi dalla sete di ricchezza, dall’auri sacra fames, sostituiscono alla lenta e ponderata azione del tempo il calore sempre più intenso dei fornelli, nella vana speranza di ottenere argento e oro dai vili metalli.

Renata Casarin

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