opere in mostra

Opere in mostra

 

Giovan Battista Bolognini - Maddalena in meditazione

GIOVAN BATTISTA BOLOGNINI
GIOVAN BATTISTA BOLOGNINI

GIOVAN BATTISTA BOLOGNINI (?)

(Bologna, 1611/1612 - 1688)
 

Maddalena in meditazione, 1640-1650
olio su tavola, 51 x 43,4 cm Ravenna, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna, inv. DT 2 (1994), deposito della Fondazione Casa di Oriani (1985)
Bibliografia: G. Viroli, in La Pinacoteca Comunale 1988, p. 43, fig. 32; Il Cardello 1999, p. 34.

La santa è raffigurata secondo l’iconografia della penitente, sulla soglia di una grotta, con alcuni dei suoi tipici attributi: il teschio, su cui poggia la mano sinistra e il crocifisso, alla sommità del quale lo sguardo della Maddalena si rivolge. L’altra mano invece è raccolta al torace, in segno di colpa. Le ridotte dimensioni della tavola e la figura della santa, con la spalla sinistra scoperta a mostrare l’acerba nudità del seno (simbolo della conversione), inducono a supporne una committenza privata: il Concilio tridentino aveva infatti proibito la nudità nei luoghi di culto. Ne ignoriamo l’originaria provenienza, né si può stabilire se fu acquistata da Luigi Oriani o dal figlio Alfredo (1852-1909), oppure se facesse parte dell’arredo della tenuta il Cardello di Casola Valsenio, nel ravennate, ricordata nel 1785 come casino di villeggiatura del conte imolese Orazio Compadretti (Il Cardello 1999, p. 11). La famiglia Oriani, di origine faentina, comprò la residenza nel 1855, ma a seguito delle devastazioni del 1945 molti manoscritti e oggetti d’arte andarono distrutti. Fortunosamente scampata alla guerra, la tavola nella tradizione famigliare era assegnata al Guercino (ivi, p. 34). Giordano Viroli ha invece accostato il dipinto all’attività giovanile di Gian Domenico Cerrini (Perugia, 1609 - Roma, 1681), allorché “il fondamentale influsso di Reni si coniuga con riflessi del Domenichino” (in La Pinacoteca Comunale 1988, p. 43, fig. 32), per una datazione verso la metà del quinto decennio del Seicento, in relazione alla Portatrice di uova della Galleria Corsini di Firenze, a questi tradizionalmente riferita (cfr. N. Barbolani di Montauto, in Gian Domenico Cerrini 2005, p. 206, n. 47, con bibliografia precedente). Tuttavia, il confronto con le differenti versioni di Cerrini raffiguranti la Maddalena oggi note alla critica, ovvero quelle conservate al Louvre (inv. 202, cfr. A. Brejon de Lavergnée, ivi, p. 136, n. 14), pure chiamata in causa dallo studioso, al Rijskmuseum (inv. A 593), e al Prado (inv. 460, cfr. rispettivamente N. Barbolani di Montauto, ivi, p. 254, n. 3 e p. 214, n. 51) consentono di escludere tale assegnazione. Il maestro umbro sembra prediligere tinte modulate su cromie temperate, candide e rosate, adottando fin dai suoi esordi una stesura più fluida e levigata di quanto non si riscontri nell’opera in esame, affocata dai contrasti cromatici tra il manto purpureo della veste e l’oscura profondità del fondale.

L’impronta segnatamente reniana della composizione, l’esasperato classicismo e la sua alta tenuta qualitativa, inducono a ricondurla allo stretto entourage del bolognese. Un’ipotesi di lavoro che appare verosimile è avanzare un’attribuzione a favore di Giovan Battista Bolognini “bravo allievo di Guido, e ben noto maestro” (Malvasia 1841, I, p. 357), secondo le fonti il più fedele e prolifico nel vasto drappello della scuola, tanto da vantare un’attività di copista confermata dall’esistenza di incisioni derivate da opere di Reni (Roio 1992, p. 33). Sebbene in questo caso si tratti di una composizione originale, nel viso della santa si riconoscono i lineamenti della Penitente della versione Barberini, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, ripresi in controparte. Tra le molte versioni realizzate sullo stesso tema, non mancano affinità, per taglio e postura, con quella in collezione milanese resa nota da Pepper (1988, p. 340, n. 44), caratterizzata da una figura analogamente aureolata. I diversi modelli iconografici di riferimento non oltrepassano la metà degli anni trenta del Seicento, inoltre il supporto adottato induce a una datazione piuttosto precoce, attorno al 1640, o di poco successiva.

Giulia Palloni

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