opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Canella - Paesaggio con ponte, barche e figure

Giuseppe Canella   Paesaggio con ponte, barche e figure
Giuseppe Canella Paesaggio con ponte, barche e figure

GIUSEPPE CANELLA

(Verona, 1788 – Firenze, 1847)
 

Paesaggio con porto, barche e figure, 1812 circa
tempera su cartone, 52 x 57 cm iscrizione al verso: “104”, “G[?]” Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale, inv. st. 758, inv. gen. 12984, proprietà Comune di Mantova
Bibliografia: Ozzola 1949, n. 322; Ozzola 1953, n. 322; Marinelli 1990, p. 156; Pesci 1998, p. 16; Pesci 2001, p. 49; Tellini Perina 2002, p. 12; L’Occaso 2011, pp. 420-421, n. 567, ill. pp. 628-629.

Il paesaggio fa parte di una serie di sette tempere dalle singolari vicende storiche. Infatti all’epoca dell’edizione del catalogo dei dipinti del Palazzo Ducale, curato da Stefano L’Occaso, solo di cinque lo storico poté restituire la nota critica, in quanto due dipinti in epoca imprecisata, tra il 1922 e il 1948, erano usciti dalla collezione museale. In maniera fortunosa, forse in seguito alla pubblicazione della scheda relativa al ciclo di vedute (L’Occaso 2011, pp. 420-421, n. 567, ill. pp. 628-629), le tele smarrite sono state recuperate: infatti uno sconosciuto le ha fatte trovare notte tempo e, attualmente, sono custodite nei depositi museali.

Nel 1884 un anonimo benefattore aveva infatti manifestato il proposito di donare sette dipinti “del rinomato Canella” al Museo Civico di Mantova, allora diretto da Vincenzo Giacometti, e nella sede del Palazzo Accademico sono rimasti fino al 1922 quando vennero depositati nel Museo statale. Nel 1948 Ozzola (1949, n. 322; 1953, n. 322) inventaria cinque delle sette tele come lavoro del tedesco Jakob Philipp Hackert, più noto come Filippo Hackert, che ebbe in patria, in Francia e soprattutto in Italia grande fortuna nella seconda metà del Settecento. Questa attribuzione viene rimessa in discussione da Sergio Marinelli (1990, p. 156) che assegna le tempere al veronese Giuseppe Canella, ipotesi presto accolta da Flavia Pesci (1998, p. 16; 2001, p. 49) e da Chiara Tellini Perina (2002, p. 12), che pubblica anche due paesaggi accostabili per dimensioni, soggetti e autore a quelli di proprietà comunale smarriti, e oggi – come si è detto – recuperati.

Giuseppe Canella nella sua formazione giovanile, dopo essersi dedicato come il padre alla scenografia e al teatro, affida il suo estro narrativo al tema delle vedute, nel quale ottiene ben presto un notevole consenso. Tra il 1811 e il 1815 lo sappiamo a Mantova, ancora nel 1818 lavora a Gazzuolo in casa della contessa Anna Rizzini con Agostino Comerio, e in questo periodo insieme si dedicano anche ai lavori di ristrutturazione di Corte Vecchia, con allestimenti e decorazioni oggi non più in sito. Le tempere devono essere state eseguite in questo lasso di tempo e mostrano un gusto in parte legato al clima arcadico e alla fortuna del paesaggio ideale alla Claude Lorrain, esemplificato nel Paesaggio con donna alla fonte in un bosco (L’Occaso 2011, n. 566, ill. p. 628), pure parte della serie mantovana. Il ciclo non pare privilegiare particolari vedute oggettive, quanto dare forma a invenzioni e a reminescenze della tradizione anche di gusto nordico, come attesta il Paesaggio innevato (L’Occaso 2011, n. 570, ill. p. 629).

La serie delle tempere condivide l’attenzione alla resa luministica in rapporto al variare delle condizioni atmosferiche, al trascolorare del cielo, al passaggio veloce delle nubi. La figura umana è parte del tutto e insieme è smarrita nella vastità della veduta, il sentimento preromantico dell’artista si riscontra in questo trapasso emozionale dei suoi personaggi nel contatto con un mondo ancora positivo, dove prevale il pittoresco più che il sublime. Canella sembra infine che debba, come tanti suoi contemporanei, dimostrare l’idea per dipingere sogni, senza falsare la realtà perché narrare in forma di pennello vuol dire rendere vero anche ciò che si è immaginato.

Renata Casarin

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