opere in mostra

Opere in mostra

 

J. J.-B., Dehaussy - La cartomante

J. J. B., Dehaussy   La cartomante
J. J. B., Dehaussy La cartomante

JULES JEAN-BAPTISTE DEHAUSSY

(Péronne, 1812-1891)
 

La cartomante, 1856
olio su tela, 128 x 159 cm firmato e datato in alto a sinistra: “J. Dehaussy / 1856” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH01552AFC
Bibliografia: Tesori d’arte 1995, p. 247, n. 467; P. Zatti, in Le collezioni d’arte 1999, pp. 147-148, n. 70.

Datata 1856, l’opera si inserisce nella produzione matura del pittore che aveva esordito al Salon di Parigi nel 1836, ottenendo una medaglia di terza classe. Autore di ritratti in miniatura di grande successo, come, per esempio, l’Autoritratto del 1859 (Péronne, Musée Alfred Danicourt), egli si dedica prevalentemente a una produzione di soggetti religiosi e scene di genere di ispirazione storica, svolta nei dettami della pittura accademica dell’epoca. Questo repertorio è testimoniato da pochi dipinti noti, tra i quali L’atelier del pittore (1835, Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie), e dai titoli delle opere elencate nei cataloghi delle principali rassegne espositive internazionali, come Il pittore Boucher e la sua modella presentato nel 1866 all’Exposition des beaux-arts di Lille e Gli ultimi giorni di Rembrandt, esposto al Salon di Parigi nel 1838. Anche la vasta tela nella Collezione Fondazione Cariplo appartiene a questo repertorio piacevole e disimpegnato, molto apprezzato dal pubblico dei Salon parigini per l’accentuato gusto descrittivo e l’impeccabile tecnica pittorica.

Il dipinto interpreta con un nuovo gusto romantico l’iconografia della buona ventura, ossia della previsione del futuro attraverso la chiromanzia, caratteristica della pittura di genere del Seicento, affermatasi in Francia attraverso le opere di George de La Tour e Simon Vouet. La rinnovata fortuna del tema nel corso dell’Ottocento si spiega con l’interesse diffuso all’epoca per l’esoterismo e le scienze occulte e l’introduzione della divinazione attraverso le carte da gioco dalla fine del secolo precedente. L’interesse per la magia e per il soprannaturale, inoltre, coincide con il revival del Medioevo proprio della cultura romantica: alla metà del secolo esso si estende a molti aspetti della vita quotidiana presso l’alta società francese, condizionando anche le arti decorative e la moda, come si evince chiaramente qui dall’abito della dama in primo piano con l’ampia scollatura e le maniche a calice. La giovane donna – il capo reclinato in avanti, una mano appoggiata sul grembo – è la stessa modella ritratta da Dehaussy nella neocinquecentesca Vergine con il Bambino (1847, Musée de Grenoble). Attorno a lei sono disposti gli altri personaggi: l’indovina, la zingara con le mani sul tamburello, il complice delle due donne che emerge dallo sfondo scuro. Chiude la scena a sinistra la civetta, simbolo di chiaroveggenza. Le carte disposte sul tavolo alludono a una nascita: il sette di cuori rappresenta il bambino, mentre il re di fiori, accanto a quadri e cuori, preannuncia un successo. Sullo sfondo, avvolto nell’oscurità, è appeso un bucranio, impiegato nelle antiche cerimonie rituali connesse alla fertilità.

Il pittore fa ampio ricorso al costume e alla simbologia nel tentativo di rievocare un mondo lontano, magico e misterioso, tuttavia, la scena non raggiunge il potere di suggestione della migliore pittura di ispirazione storica poiché il gioco di selezione e ricomposizione degli elementi tratti dal passato, funzionale al gusto del pubblico, si rivela qui fin troppo evidente e scoperto.

Elena Lissoni

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