opere in mostra

Opere in mostra

 

Luca Barberini - Bone flowers 15

Luca Barberini   Bone flowers 15
Luca Barberini Bone flowers 15

LUCA BARBERINI

(Ravenna, 1981)
 

Bone Flowers 15, 2018
vetri, marmi, ceramica, malta cementizia su pannello alveolare, 131 x 80 cm firmata al verso, a sinistra, a pennarello: “2018 Luca Barberini” iscrizione al verso, a sinistra, a pennarello: “Bone Flowers 15” Ravenna, proprietà dell’artista

Bibliografia: inedito.

L’esercizio artistico di Luca Barberini ormai da oltre un decennio si concentra su una personale declinazione del mosaico, nell’alveo di quel processo di rielaborazione dell’eredità paleocristiana e bizantina che Ravenna ha visto svolgersi nel corso del Novecento. Il mosaico, assunti i connotati di linguaggio della contemporaneità, si affianca ai molti altri modi di fare arte in termini di costruzione, assemblaggio, ricomposizione di frammenti, uso di materiali extra-artistici, che le ricerche moderniste e post-moderniste hanno sperimentato. Nelle opere di Barberini i materiali tipici del mosaico – vetri, ceramiche, marmi, pietre, adagiati su impasti di malta cementizia – sono impiegati per dare corpo a un immaginario figurativo pop, fumettistico, grafico, cromaticamente assai vivido. L’attenzione è focalizzata sulle vicende della vita nel mondo e sulle relazioni tra gli individui, tragiche talvolta, banali talaltra, involontariamente comiche per lo più. Un gusto per la narrazione che investe tutto e tutti. Folle di persone indistinte, o divise in classi sociali, o in rivoluzione contro le macchine, il potere o non si sa bene cosa; storie di migranti; storie di quotidianità; altre di ordinaria follia o di violenza; pezzi di un mondo disordinato (cfr. Eccentrico Musivo 2014; Torcellini 2015, pp. 16-18; Sacchini 2017). Non ultima, contraltare naturale all’esuberanza vitale dell’immaginario di Barberini, la morte e i suoi simulacri.

Bone Flowers 15 appartiene a una tipologia di lavori il cui primo esempio è Libro mortis, del 2009, a cui fa seguito, nel 2010, Bone Flowers: opera manifesto della serie. Uno scheletro umano, di grandi dimensioni (360 x 150 cm), dove Barberini mette a fuoco l’approccio all’icona mortuaria che connota anche quest’ultimo lavoro. Il disegno delle ossa è affidato a un mosaico di petali e pistilli di fiori multicolore, in una naturale ma sapiente orchestrazione di contrasti di tinte sature, come solo i materiali del mosaico possono permettere di fare (GAeM 2011, pp. 36-37). Del 2016 è invece la serie anatomica di dodici pezzi raffiguranti singole ossa del corpo umano. Un ironico inno alla vita, dedicato al reparto di ortopedia di una casa di cura ravennate (Torcellini 2017, pp. 13-15). L’iconografia dello scheletro o del teschio, ben presente e variamente connotata nell’arte contemporanea – nelle opere di artisti come i fratelli Jake & Dinos Chapman, Damien Hirst, Gabriel Orozco, Wim Delvoye – per Barberini è anche un richiamo, reso esplicito dalla tecnica, ad alcuni mosaici iconici dell’antichità. Memento mori epicurei che ci rammentano di vivere appieno, come il teschio con livella o lo scheletro con brocche delle Collezioni pompeiane del Museo Archeologico Nazionale di Napoli o quello, più esplicito nell’invito godereccio, di Hatay in Turchia. Lo scheletro come icona orrorifica che, catarticamente, celebra la vita, definendone i suoi confini.

In Bone Flowers 15, ai fiori si intercalano le figurine stilizzate le cui storie Barberini è solito inscenare nei sui racconti musivi venati di surrealismo pop. Tra queste, compare una fanciulla decollata. Si tratta di Agnese Visconti, sposa di Francesco Gonzaga, decapitata nel 1391 a soli 23 anni proprio nel giardino, ora di piazza Lega Lombarda, adiacente al Palazzo Ducale di Mantova. Che Barberini ci stia suggerendo che il teschio fiorito sia proprio quello della sfortunata Agnese?

Daniele Torcellini

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