opere in mostra

Opere in mostra

 

Orazio Toschi - Il gelsomino notturno

Orazio Toschi   Il gelsomino notturno
Orazio Toschi Il gelsomino notturno

ORAZIO TOSCHI

(Lugo di Romagna, Ravenna, 1887 - Firenze, 1972)
 

Il gelsomino notturno, 1927-1928
olio su compensato, 57,5 x 45 cm firmato in basso a sinistra: “orazio / toschi” Ravenna, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna, inv. QM 267 (1994)
Esposizioni: 1952, Firenze, Mezzo secolo d’arte in Toscana, n. 30; 1982, Lugo di Romagna, Orazio Toschi, n. 51; 1995, Bagnacavallo, Novecento, s.n.; 1998, Firenze, Orazio Toschi. La nuvola e il pastore, n. 19; 2000, Lugo di Romagna, Arte lughese del Novecento, s.n.; 2001, Cesena, Aspetti e figure del Novecento, n. 19.
Bibliografia: Orazio Toschi 1982, p. 27, ill. 51 p. 69; Pinacoteca Comunale 1990, p. 116; Ceroni 1993, p. 61; Novecento 1995, ill. pp. 34-35; Daddi Pistolesi 1996, ill. 58 p. 126; Orazio Toschi 1998, p. 8, ill. 19 p. 57; Arte lughese 2000, p. 23, ill. 26 p. 61; S. Ghinassi, in Aspetti e figure 2001, p. 38, ill. 19 p. 9.

Il dipinto viene acquistato nel 1932 per interessamento di Vittorio Guaccimanni, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna (Carteggio 1932, prot. n. 43), che aveva potuto apprezzare il talento di Orazio Toschi da studente. Egli aveva ricevuto i primi insegnamenti alla Scuola del Disegno di Faenza negli anni effervescenti del cenacolo baccariniano (Arte lughese 2000, p. 23), ma è con gli studi all’Accademia ravennate che entra in contatto con Guaccimanni, del quale frequenta le lezioni. Le prime esperienze, al termine degli studi che si concludono nel 1906 (Carteggio 1907, prot. n. 10), lo attestano in linea con gli orientamenti simbolisti delle personalità più acute e bohémiens che animavano il circolo faentino. Solo con l’irrompere della stagione futurista, a Lugo sostenuta dall’amico e musicista Francesco Balilla Pratella, Toschi sperimenta il linguaggio di avanguardia che gli vale, nel 1919, la partecipazione alla grande mostra futurista di Milano su invito di Marinetti. Ma non è che una parentesi: il prevalere di un’attitudine al vero che trascende l’interpretazione mimetica e naturalistica della realtà non tarda a riposizionarlo sulla via del Realismo magico. Per quanto gli stimoli all’aggiornamento fossero favoriti dai viaggi e dalle importanti occasioni espositive, in Toschi la sensibilità maturata a contatto con Baccarini e la banda faentina rimase un’esperienza insuperabile. Anche dopo il trasferimento a Firenze, nel 1938, continuò ad avvertire il richiamo delle esperienze simboliste e divisioniste, con aperture alle atmosfere preraffaellite. Negli scritti composti intorno al 1921, riconosce nella qualità “lirico-musicale” il tratto che più lo caratterizza, come si può apprezzare nella stagione più ispirata, quella del terzo decennio, alla quale appartiene il dipinto ravennate (Toschi 1932, Toschi 1960).

Il soggetto prende spunto dall’epitalamio composto da Giovanni Pascoli nel 1903 in occasione delle nozze dell’amico Gabriele Briganti, per celebrare in chiave erotica il primo convegno amoroso degli sposi. A partire dal titolo, il canto prepara l’attesa dell’“urna molle e segreta” in un crescendo di sinestesie che chiamano a raccolta tutto il mondo naturale intorno al fiore che sul far della sera si schiude mostrando il calice per ritirarsi alle prime luci dell’alba. Con l’arrivo dell’imbrunire tutto concorre all’allusione dell’amplesso che nell’“odore di fragole rosse” prorompe in tutta la sua fragranza fino alla conclusione che si libera nel volo di “farfalle crepuscolari”, preludio di morte, sullo sfondo di una stellata punteggiata dalle Pleiadi. Toschi traduce in chiave fiabesca la metafora a cui allude il gelsomino notturno con puntuale trascrizione delle notazioni visive: “s’aprono i fiori”, “splende un lume”, “l’aia azzurra”, “si chiudono i petali”, complice la palette, dal rosso delle fragole, all’indaco del cielo notturno, mentre il bagliore del lume conduce lo sguardo allo scorcio domestico. Il taglio compositivo, che guadagna la profondità spaziale zigzagando fra i simboli, rimanda ai paesaggi di Ottone Rosai, che Toschi poté conoscere in Toscana dove si trasferì nel 1921.

Alberta Fabbrif

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