opere in mostra

Opere in mostra

 

Paul Gasq - Artemide

Paul Gasq   Artemide
Paul Gasq Artemide

PAUL GASQ

(Digione, 1830 - Parigi, 1944)
 

Artemide, 1896
marmo, 100 x 45 x 26 cm firmata e datata alla base: “P. Gasq 96” iscrizione sul piedistallo: “aptemi ” Ravenna, collezione privata
Bibliografia: Opere d’arte contemporanea 1990, p. 43.

La figura femminile, scolpita da un blocco unico di marmo bianco e titolata Artemis sul piedistallo modanato all’antica, viene realizzata da Paul Gasq nel 1896 presso il suo atelier di Digione, Francia (Paul Gasq 1920), dove nel 1932 fu nominato conservatore del Museo di Belle Arti. L’artista, specializzato nella produzione di soggetti classici e allegorici, dimostra una approfondita conoscenza dell’anatomia umana acquisita prima all’École des Beaux-Arts di Digione, già nota dalla metà del Settecento per le magnifiche riproduzioni dei modelli classici (L’Académie 1961, pp. 5-6), poi dal 1879 all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove seguì le lezioni di importanti maestri come Ernest Eugène Hiolle e François Jouffroy, e a Roma dove, essendo stato insignito del Prix de Rome nel 1890, poté soggiornare all’Accademia di Francia presso Villa Medici dal 1891 al 1894. Tornato a Parigi, nel 1900 vinse il Grand Prix all’Exposition Universelle (Paul Gasq 2006).

Artemide – o Diana – è oggi riconoscibile solo per la mezza luna posta in forma di nastro sulla fronte. L’impugnatura dell’arco, che probabilmente era realizzato in bronzo, è tenuta saldamente dalla mano della divinità, che non mostra invece altri attributi canonici come la veste, che solitamente ne copre le membra, e i cani da caccia.

Le linee morbide del corpo, leggermente rivolto a sinistra, e i movimenti fluidi sembrano contrastare con la severità del volto e con i due sostegni in marmo realizzati per le braccia. Questi due caratteri specifici permettono di riconoscere che l’opera è stata sviluppata quale riproduzione di un precedente bronzo, già venduto in asta (L’esprit du XXème siècle 2013, s.n.). L’esemplare metallico rappresenta una Diana cacciatrice con il corpo nella medesima posa di quello in marmo, parzialmente celato da un velo leggero. Il materiale d’origine non necessitava di sostegni per le braccia che infatti nel bronzo non esistono. Le differenze consistono specialmente nel contesto attorno alla figura principale, in cui vi si trova anche un cane, e nell’espressione di viso e capelli, ora sciolti. Diversamente dal corpo, il volto della figura in mostra trova numerosi punti comuni con la Diana cacciatrice con arco e rapaci con la quale nel 1890 Gasq vinse il Prix de Rome e di cui furono realizzate numerose fusioni.

Di recente sul mercato antiquario è giunta una seconda statua in marmo bianco del nostro, intitolata Diana e datata 1898 (19th & 20th century sculpture 2018, lotto n. 19). Questa versione si presenta anch’essa ruotata rispetto al piedistallo, con una posa e un’espressione del volto completamente sovrapponibili alla presente, lasciando supporre che, vista la maggior semplicità dell’opera ora in mostra, essa fosse un bozzetto per un gruppo più articolato. Anche in questo caso, la composizione è ulteriormente arricchita dalla presenza di un levriero, animale spesso utilizzato da Gasq a corredo delle sue composizioni (si confronti l’elenco delle opere in: Paul Gasq 1920).

Niccolò Tasselli

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