opere in mostra

Opere in mostra

 

Pieter Paul Rubens (copia da) - Vecchia con candela

Pieter Paul Rubens (copia da)   Vecchia con candela
Pieter Paul Rubens (copia da) Vecchia con candela

COPIA DA PIETER PAUL RUBENS

(fine del XVII - inizio del XVIII secolo)
 

Vecchia con candela, 1650-1700
olio su tela, 77 x 61 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AF01246AFC
Bibliografia: R. Colace, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 207-208, n. 94.

Il dipinto proviene dalla collezione di Caterina Marcenaro, dove era considerato un autografo di Pieter Paul Rubens (1577-1640). Subito dopo l’ingresso nella collezione della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, nel 1976, una perizia di Federico Zeri ne dirotta l’attribuzione sulla bottega del grande artista, di origine tedesca, ma fiammingo d’adozione. Si tratta in realtà, come ha messo in evidenza la scheda dedicata all’opera da Raffaella Colace, di una copia libera da un’invenzione di Rubens, nota attraverso una splendida tela, menzionata alla morte del pittore al n. 125 del suo inventario come “pourtrait d’une vieille avec un garcon, à la nuict”. Dopo vari passaggi di proprietà, l’esemplare rubensiano è stato venduto all’asta da Sotheby’s nel 1965 e se ne ignora l’attuale ubicazione (Jaffè 1989, pp. 228-229, n. 430). Nella composizione del dipinto originale rientra anche la figura di un giovinetto o una giovinetta che, fissando il volto della vecchia, le poggia il mento sulla spalla destra, mentre cerca di accendere il moccolo di una candela avvicinandolo alla fiamma viva. Esiste anche un’incisione con la scena ripresa al rovescio. Solitamente considerata come una delle poche realizzate direttamente dall’artista, quest’ultima porta in calce un’iscrizione con chiara allusione al tema della ‘vanitas’: “quis vetet apposito, lumen de lumine tolli / Mille licet capiant, deperit inde nihil” (R. Mezzetti, in Rubens e l’incisione 1977, p. 14, n. 2; tav. 2; cfr. i diversi esemplari conservati al British Museum di Londra).

L’idea di Rubens, intensa e carica di significati allegorici, risulta banalizzata nella copia ex Marcenaro, che si concentra sulla sola figura della vecchia. I dettagli sono ridotti al minimo in una sintesi che coinvolge anche la stesura della pittura, a tratti quasi abbozzata e incapace di restituire alcuni dei particolari più belli dell’originale, come i giochi di luce sulla mano destra o i vividi riflessi che scrutano al millimetro nel quadro di Rubens il volto dell’anziana donna, acceso da uno sguardo vivido che l’anonimo copista vela di sorda malinconia. La resa dei panneggi e l’aspetto quasi caricato dei lineamenti fanno pensare a una derivazione piuttosto tarda, realizzata nella seconda metà del Seicento, se non al principio del secolo successivo.

Stefano Bruzzese

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