opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore Fiorentino - Vaso di Fiori

Pittore del XVII secolo   Natura morta
Pittore del XVII secolo Natura morta

PITTORE FIORENTINO

(XVII secolo)
 

Vaso di fiori, seconda metà del XVII secolo
olio su tela, 75 x 57 cm Mantova, collezione privataz
Bibliografia: inedito..

Una ricca composizione di fiori di diversa tipologia emerge da un vaso metallico finemente lavorato e decorato da motivi a fogliami con inserti di teste angeliche, oltre che da due ampi manici, secondo una tipologia piuttosto inconsueta nella produzione italiana e più affine invece a modelli nord europei. L’attenzione nei confronti del naturalismo pittorico fiammingo e dei manufatti di oreficeria della medesima origine caratterizzò numerosi collezionisti italiani nel corso del Seicento, tra i quali si distinse la famiglia Medici e, in particolare, il granduca Ferdinando II (1610-1670), suo fratello il cardinale Leopoldo (1617-1675) e il cardinale Giovan Carlo (1611-1663).

L’utilizzo di un recipente tanto prezioso, in cui spicca il raffinato lavoro del cesello reso nitido dalla luce, autorizza a ipotizzare che l’anonimo autore di questo mirabile dipinto abbia avuto una richiesta specifica da parte di un committente raffinato che non si accontentò di semplici panieri di vimini o di vasi di cristallo o maiolica, consueti in tale genere di rappresentazioni, ma prestò, per l’occasione, un ricco manufatto di famiglia da illustrare sulla tela.

L’imponente composizione richiama all’istante, nella sua solennità, i moduli in auge a Firenze nell’ultimo ventennio del Seicento e per tutto il primo quarto del secolo successivo, un periodo artisticamente florido, sviluppatosi sotto il granducato di Cosimo III de’ Medici (1642-1723). La grande produzione fiorentina di nature morte della seconda metà del XVII secolo fu inaugurata e condizionata dalla prepotente personalità del pittore di corte Bartolomeo Bimbi (1648-1729). Le scarse notizie sulla sua vita sono fornite dal biografo Filippo Baldinucci, che ne ricordò un apprendistato romano presso il celebre Mario Nuzzi (1603-1673), detto Mario dei Fiori (Meloni Trkulia, Tongiorgi Tomasi 1998; Bocchi, Bocchi 1998a). Accanto a un simile modello dobbiamo credere che il suo maggior punto di riferimento sia stata la speculazione scientifica sviluppata in Toscana da personalità quali Francesco Redi (1626-1698), archiatra granducale e naturalista, e Pier Antonio Micheli (1679-1737), prefetto dell’Orto botanico e fondatore della Società botanica fiorentina. Artista raffinatissimo, dedito alle raffigurazioni di fiori, frutti e animali, Bimbi si rivelò il personaggio ideale per soddisfare le esigenze scientifiche, naturalistiche e artistiche del granduca Cosimo III e dei suoi figli, il gran principe Ferdinando (1663-1713) e Anna Maria Luisa (1667-1743), la quale tornò a Firenze nel 1717 dopo essere rimasta vedova dell’Elettore Palatino (Chiarini 1997). Tutta la dinastia dei Medici, a partire da Cosimo I (1519-1574), era stata del resto caratterizzata da uno spiccato mecenatismo artistico, ma, allo stesso tempo, aveva mostrato anche un evidente interesse per la scienza e le collezioni di reperti naturalistici, così come di congegni fisici e meccanici.

Bartolomeo Bimbi prestò la sua opera per illustrare ogni sorta di specialità botanica e frutticola, dipinti che sono rimasti quasi tutti conservati nelle collezioni pubbliche fiorentine e che oggi si possono ammirare alla Galleria degli Uffizi, a Palazzo Pitti e nella villa di Poggio Caiano (Floralia 1988; Bocchi, Bocchi 1998a; I fiori dei Medici 2005; Villa medicea 2009). Una raccolta alquanto curiosa è quella degli animali rari, compresi quelli mostruosi come una vitella con due teste.

Il dipinto esposto in questa mostra si mostra tributario del grande maestro fiorentino, del quale assorbe la peculiare tendenza alla verticalizzazione dei mazzi floreali, caratteristica mutuata dagli esempi romani di Mario Nuzzi. Un esempio botanico ricorrente in molte tele di Bartolomeo Bimbi è il tulipano giallo sfrangiato e rivolto verso in basso, visibile sulla sinistra, mentre gli altri fiori denotano un inverosimile dinamismo che si addice maggiormente alle movimentate composizioni del coetaneo pittore fiorentino Andrea Scacciati (1642- 1710; Bellesi 2012). Tipica di entrambi gli artisti e della moda del tempo è la scelta di illustrare il vaso di fiori su un semplice ripiano di pietra sul quale poggiano alcuni petali e foglie cadute, velati accenni di vanitas posti alla base di un vero e proprio profluvio botanico tardo barocco.

Nella quasi totalità delle tele fiorentine di questo soggetto, i contenitori occupano una parte minore nell’insieme delle composizioni ma non sono mai presentati come oggetti di secondaria importanza. I recipienti metallici, in particolare, sono elaborati esempi di arte orafa, cesellati e lavorati a sbalzo, istoriati o decorati a motivi naturalistici, sempre privi di manici.

Augusto Morari

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA