opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore francese (?) - Santa maria Maddalena (?)

Pittore francese   Santa maria Maddalena
Pittore francese Santa maria Maddalena

PITTORE FRANCESE (?)

(prima metà del XVII secolo)
 

Santa Maria Maddalena (?), 1600-1650
olio su tela, 80 x 73,5 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. MD 0049
Bibliografia: R. Colace, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 240-241, n. 115; S. Bruzzese, in Museo Diocesano 2011, p. 99, n. 90.

Il dipinto proviene dalla collezione di Caterina Marcenaro, portando un’attribuzione della stessa proprietaria a Georges de La Tour. In una perizia del 9 agosto 1976 Federico Zeri avanza invece il nome del pittore senese Francesco Rustici (1592-1626): un giudizio non accettato da Raffaella Colace, che pubblica la Maddalena con un generico riferimento a scuola fiamminga della prima metà del Seicento nel volume sulla collezione antica di Fondazione Cariplo (dove sono citati documenti di donazione non più reperibili).

L’attribuzione di Federico Zeri è in realtà comprensibile: particolari come le mani allungate e affusolate, la morbida definizione del panneggio della Maddalena (sempre che di Maddalena si tratti, vista l’ambiguità iconografica), sembrano a prima vista paragonabili, in effetti, ai modelli di Francesco Rustici, come ad esempio la figura di Salomè nella Salomè con la testa del Battista, opera tarda, influenzata dalla pittura ‘a lume di candela’ di Gerrit van Honthorst, di cui esistono più versioni, una delle quali riconosciuta a Genova nella chiesa di Sant’Anna (Papi 1990, pp. 47-68; Papi 1999, pp. 17-21). La presenza della Salomè di Rustici a Genova e la probabile provenienza dal mercato genovese della tela già Marcenaro sono dati che avrebbero instaurato un interessante dialogo e suggerito importanti aperture sulla fase estrema della pittura di Rustici, se si fosse potuta seguire fino in fondo l’attribuzione al pittore senese del dipinto qui in esame. Sono diversi però i particolari – la stesura magra e filamentosa della pittura, la resa chiaroscurale dell’incarnato e il profilo esotico e aguzzo del volto effigiato – a rimandare piuttosto allo stile dei seguaci francesi di Hontorst, tra i quali andrà forse ricercato l’autore della tela, nell’orbita soprattutto di Trophine Bigot (1579 circa - 1650).

Stefano Bruzzese

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