opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore romano - Maddalena in estasi

Pittore romano   Maddalena in estasi
Pittore romano Maddalena in estasi

PITTORE ROMANO

(XVIII secolo)
 

Maddalena in estasi, 1730-1750
olio su tela, 115 x 95 cm Milano, collezione privata
Bibliografia: inedito.

Attenta al messaggio che le giunge dal Cielo sottraendola alla preghiera, concentrata, oltre che ispirata, la Maddalena si volta dalla sua seduta di paglia intrecciata per cercare un contatto più diretto con il Divino. Nel movimento, il mantello e il velo si aprono offrendo all’osservatore uno scorcio del petto e l’ombra soave di un’ascella, protetti appena in tempo dal chiudersi di braccia e mani nel gesto di preghiera. Il viso è di una bellezza quasi ellenistica, con gli occhi rivolti in alto ma senza inutile pathos: tutto in questa figura invoca classicismo, e del tenore più alto. Una mano educata alla disciplina della scuola bolognese, che ha guardato il Reni dei primi decenni del Seicento, e che poi ha proseguito assimilando, di quella corrente, semplicità nella struttura e delicatezza nella resa delle superfici che sembrano emanare luce. È una pittura larga nei piani, stesa a grandi sferzate sicure di colore – come si vede nello scialle opalescente, nelle falde del mantello di stoffa spessa – e poi rifinita con pazienza, fin nelle pieghe delle falangi, nel tocco di luce sulle unghie, nei nodi e nella trama della paglia.

Il dipinto, dotato di una cornice dorata coeva, proviene dalla villa Bargagli Stoffi di Campi Bisenzio ed è passato in collezione privata milanese attraverso l’antiquario fiorentino Giovanni Pratesi. L’autore è ancora anonimo, ma con una fisionomia artistica in cui si riconosce bene una ricerca attenta di verità e proporzione, che ricorda il tardo classicismo bolognese, quello ad esempio di Carlo Cignani, ugualmente soave nelle fisionomie femminili ma più contrastato, post-reniano nei chiaroscuri. Allo stesso tempo la libertà della posa diagonale, che si impossessa di tutto lo spazio, e l’ariosità della materia, con quelle grandi isole di panno dal colore luminoso, con il bianco e il rosa tenerissimi dell’epidermide, sono fortemente improntate al tardo barocco romano e alla corrente che agli inizi del Settecento, soprattutto a Roma, mette in atto una sorta di revival dell’inizio del secolo precedente, con un conseguente “ritorno all’ordine” di pittura e scultura. Se questa Maddalena potesse trasformarsi in marmo, avremmo pieghe, membra ed espressioni come nello struggente San Giovanni Evangelista di Camillo Rusconi per San Giovanni in Laterano (1709-1712), anch’egli rivolto verso l’alto e con la veste che gli scivola dalla spalla. Il pittore sembra gravitare intorno al giovane Marco Benefial, averne respirato la stessa atmosfera di classicismo rivisitato anche nel paesaggio. Allo stesso tempo l’anonimo artista è probabilmente entrato in contatto con Pompeo Batoni, attivo a Roma dal 1727, e deve aver ripreso, da quest’ultimo, un’attenzione ai modelli classicisti, da Raffaello ai Carracci a Guido Reni e Domenichino, innestandoli sulla conoscenza dell’antico e attraverso una rielaborazione attenta e sofisticata di questi elementi. Si possono in questo senso accogliere le parole già spese da Edgar Peters Bowron per Batoni a proposito della sua capacità, intorno al 1740, di saper “evocare più vividamente la sensibile intima maniera di Reni nel rendere figure virili di santi” e di “tradurre la retorica, l’energia e il realismo di primo Seicento nel suo personale linguaggio pittorico” (Bowron 2008, pp. 32-33). La Maddalena può infatti trovare riscontro con San Giovanni Evangelista, San Giacomo Minore, San Matteo e San Tommaso oggi in collezione Basilton Park (The National Trust, The Iliffe Collection; E. P. Bowron, in Pompeo Batoni 2008, pp. 232-235, nn. 20-23), con i quali condivide l’essenzialità degli attributi iconografici, oltre che alcuni dettagli anatomici e coloristici ben esemplificati nella resa delle mani.

Renata Casarin

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