opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore romano - Paesaggio con rovine

Pittore romano   Paesaggio con rovine
Pittore romano Paesaggio con rovine

PITTORE ROMANO

(seconda metà del XVIII secolo)
 

Paesaggio con rovine, seconda metà del XVIII secolo
olio su tela, 160 x 74 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AF01160AFC
Bibliografia: R. Colace, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 333-334, n. 184.

Nel corso del Seicento il tema delle rovine era stato affrontato come allegoria della transitorietà del mondo terreno dai Bamboccianti, pittori di origine fiamminga giunti a Roma e riuniti attorno alla figura di Pieter van Laer. Nelle loro opere, tra le quali si ricorda il Capriccio italianizzante con scena di mercato di Simon Johannes van Douw nella Collezione Fondazione Cariplo, la pittoresca vivacità della vita quotidiana si svolge tra le grandiose testimonianze architettoniche di un passato glorioso, che la natura e il tempo hanno ormai distrutto. A questa interpretazione in chiave morale, che presuppone un mondo assoggettato alla Provvidenza divina o al capriccio della dea Fortuna, subentra nel Settecento illuminista una nuova visione ispirata a principi razionali, nella quale i resti architettonici dell’antichità diventano oggetti di ammirazione e contemplazione.

Alla metà del XVIII secolo a Roma, in coincidenza con il declino del paesaggio ideale, l’incisore Giovan Battista Piranesi rilesse il passato classico e le sue vestigia in un’interpretazione fantastica e pittoresca, che esercitò un influsso determinante sul giovane Robert Hubert, giunto in Italia da Parigi nel 1754 per rimanervi fino al 1765. Anche decoratore e disegnatore di giardini, a Roma il pittore francese seppe cogliere il fascino delle rovine classiche e quello della natura attraverso una sensibilità moderna, che apriva la strada al Romanticismo. Come giustamente osservato da Alessandro Rovetta, l’autore dell’opera in mostra deve essere ricercato in quest’ambiente artistico romano, gravitante attorno alla figura di Hubert, sia per l’intonazione chiara e luminosa, sia per la dimensione fantastica della scena, liberamente ispirata a un mondo antico in dissoluzione che però continua a sovrastare i personaggi con la sua grandezza. A una generica cultura antiquaria diffusa all’epoca sono riconducibili alcuni dettagli della scena, come l’anfora istoriata, innalzata su un alto basamento, e l’emiciclo sullo sfondo che ricorda il Tempio di Minerva Medica a Roma.

Acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1978, il dipinto, verosimilmente un grande pannello decorativo, proviene dalla villa Bagatti Valsecchi di Varedo, antica residenza cinquecentesca riedificata in forme eclettiche dai fratelli Giuseppe e Fausto Bagatti Valsecchi attorno al 1890.

Elena Lissoni

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