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Scuola veneziana - Il veggente

Scuola veneziana   Il veggente
Scuola veneziana Il veggente

SCUOLA VENEZIANA (?)

(XIX secolo)
 

Il veggente, metà del XIX secolo
olio su tela, 63,5 x 76,5 cm datato in basso a destra: “18 [...] 0” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AG 00351AFC
Bibliografia: R. Colace, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 344-346, n. 193.

Il dipinto fu acquistato dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde nel 1957 con una generica attribuzione alla scuola francese del Settecento. In occasione della catalogazione completa della collezione, Raffaella Colace ne ha giustamente ricondotto l’esecuzione alla prima metà dell’Ottocento, riconoscendovi un esempio di pittura di genere improntata al recupero degli stili storici molto diffusa e richiesta dal mercato dell’epoca. Le pose dei personaggi e il taglio della composizione, oltre alla materia pittorica ricca e pastosa, confermano la datazione del dipinto, il cui misterioso autore si nasconde nel monogramma collocato in basso a destra sulla tela, accompagnato dalle cifre “18 [...] 0”.

Il tema della divinazione attraverso la chiromanzia, spesso associato alla frode e al furto, conobbe una straordinaria fortuna nella pittura di genere del Seicento, a partire dalle due celebri versioni della Buona fortuna di Caravaggio, nelle quali una giovane e affascinante zingara sfila con destrezza l’anello dal dito di un gentiluomo mentre gli legge la mano (Roma, Pinacoteca Capitolina; Parigi, Museo del Louvre). Con l’avvento dell’Illuminismo e l’affermazione dei principi scientifici e razionali, si assistette alla condanna e alla ridicolizzazione delle arti divinatorie che riconquistarono un ruolo significativo nell’immaginario romantico, in coincidenza con la rivalutazione della sfera del sentimento, delle passioni e dell’irrazionalità.

Come suggerisce Raffaella Colace, l’opera in mostra coniuga elementi diversi, liberamente tratti dalla tradizione iconografica e pittorica del Seicento e del Settecento, ma reinterpretati attraverso una sensibilità moderna. La figura della zingara è qui sostituita da quella dell’indovino, che si avvale di un poderoso volume, forse un codice cabalistico, per rispondere al quesito della giovane dama che gli porge la mano da leggere. La lettera aperta – dall’intestazione indecifrabile – lascia intuire il tema amoroso, riguardo al quale la donna interroga il veggente. La valenza magica e simbolica della chiromanzia è qui stemperata in una piacevole scena di genere, nella quale la frivolezza della predizione contrasta con la presenza del teschio che appena si intravede sotto il libro a evocare il destino ultimo e ineluttabile dell’uomo.

Riferita alla scuola veneziana, l’opera in realtà partecipa di un gusto ampiamente diffuso alla metà del XIX secolo in ambito europeo, soprattutto in area francese e anglosassone, come ben documentano le copie ottocentesche della Buona Ventura di Joshua Reynolds (1777, Buckinghamshire, Waddesdon’s Collections), oltre alle numerose interpretazioni del tema realizzate da David Wilkie, Charles Robert Leslie, Daniel Maclise.

Elena Lissoni

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