opere in mostra

Opere in mostra

 

Valentin de Boulogne - Concerto di giocatori con dadi

Valentin de Boulogne   Concerto di giocatori con dadi
Valentin de Boulogne Concerto di giocatori con dadi

COPIA DA VALENTIN DE BOULOGNE

(metà del XVII secolo)
 

Concerto con giocatori di dadi, 1620-1660
olio su tela, 125 x 170 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AF02062AFC
Bibliografia: Tesori d’arte 1995, p. 101, ill.; R. Colace, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 200-201, n. 91.

Caratterizzata da una trama molto spessa, la tela reca sul retro due etichette dalle quali emergono alcune interessanti informazioni sulla provenienza dell’opera. La prima etichetta, scritta a penna, ci informa che il proprietario, “Sig. Ferdinando Rizzi di Sestri Levante, presentò il quadro il 29 luglio 1933 per essere esportato a Chiasso: non si è fatto più vedere per espletare l’operazione”. Il secondo foglio, battuto a macchina, specifica che una volta portato all’Ufficio Esportazioni genovese il dipinto fu abbandonato dal suo possessore, quindi fu tolto dalle casse e depositato negli Uffici Monumenti di Genova in Palazzo Rosso dopo circa 4 anni, cioè il 20 giugno 1937”. Ferdinando Rizzi è figlio di Vittorio, medico di origini piacentine trapiantato a Sestri Levante dove riuscì ad allestire una pregevole raccolta di quadri, disegni, incisioni, mobili e maioliche. Sono i figli, il qui nominato Ferdinando e Marcello, ad arricchire la raccolta dopo la morte del padre, nel 1916. Le volontà testamentarie di Marcello, deceduto nel 1960, sanciscono il dono allo Stato italiano – con l’impegno di istituire una fondazione – dell’intera collezione e del palazzo che la ospita, fatto costruire dalla famiglia nel 1926. Qualche anno dopo, nel 1967, apre al pubblico la Galleria Rizzi, ancora oggi uno dei musei più interessanti tra Genova e La Spezia (Castelnovi 1972).

Forse ricevuto in eredità o forse acquisto personale, questo Concerto con giocatori di dadi apparteneva quindi a Ferdinando, che doveva considerarlo opera di Caravaggio, visto il piccolo cartellino incollato sull’angolo in basso a sinistra della cornice con il nome del pittore e un numero, “69”. Non sappiamo per quanti anni la tela sia rimasta in Palazzo Rosso. Ne ritroviamo traccia nel 1967, quando è acquisita dall’Istituto Bancario Italiano (come opera di ignoto italiano della fine del Settecento) con l’incorporazione della Banca Torinese Balbis e Guglielmone. Nel 1991 giunge presso la collezione della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde con l’assorbimento dell’Istituto Bancario.

Raffaella Colace la pubblica giustamente come copia da un perduto originale di Valentin de Boulogne (1591- 1632), pittore francese trasferitosi nel secondo decennio del Seicento a Roma, dove si afferma tra i migliori interpreti del linguaggio caravaggesco, contribuendo alla sua diffusione a livello internazionale. Sono molti gli elementi della composizione a offrire riscontri con opere certe di Valentin: la figura di soldato al centro, colta di spalle, torna quasi identica ne La buona ventura del Toledo Museum of Art; la donna che suona la spinetta – accompagnata al canto da un ragazzino che regge il cartiglio e da un altro, in primo piano, intento a suonare il violino ammiccando allo spettatore – si ritrova simile nel Concerto a otto personaggi del Louvre. Rimandano allo stile del pittore francese anche le tipologie facciali, ovalizzate nell’apparire a luce radente e come idealizzate rispetto alla tensione naturalistica dei personaggi dipinti da Caravaggio.

Esiste anche un’altra versione del perduto modello di Valentin, quasi in tutto identica al quadro della Fondazione Cariplo, conservata in una collezione privata romana e che sembra molto ridipinta (Mojana 1989, pp. 240-241, n. 149). Nonostante evidenti ingenuità, come nella resa delle mani o nello scorcio del fiaschetto in primo piano, la conduzione generale non manca di una certa perizia, encomiabile per lo sforzo di adesione allo stile dell’originale.

Stefano Bruzzese

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