opere in mostra

Opere in mostra

 

Vincenzo Gemito - Figura femminile genuflessa (studio per monumento funebre)

Vincenzo Gemito   Figura femminile genuflessa (studio per monumento funebre)
Vincenzo Gemito Figura femminile genuflessa (studio per monumento funebre)

VINCENZO GEMITO

(Napoli, 1852-1929)
 

Studio per Monumento funerario, 1916
matita, acquerello su carta, 47 x 33 cm firmato in basso a destra a matita: “v. gemito”; sul retro, sul supporto in cartone, timbro: “prof. eros bordini / Piazza delle […], 6 / vicenza”, firma a biro: “Eros Bordini”; etichetta cartacea a biro: “287 cat. 0”; sulla cornice a biro: “Madonna”. Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH01739AFC
Esposizioni: 2014-2015, Milano, Da Tiepolo a Carrà, n. 21.
Bibliografia: Galletti 1944, p. 32, tav. XLI (Studio per monumento funerario); S. Rebora, in Le collezioni d’arte 1999, p. 176, n. 95; E. Lissoni, in Da Tiepolo a Carrà 2014, pp. 70-71, n. 21.

Il dipinto è entrato in Collezione nel 1993, insieme con Scena di genere nella campagna romana di Enrico Coleman, come dono di Roberto Mazzotta, presidente della Cariplo e fratello di Antonio. Entrambe le opere provengono dalla raccolta di Maria Guzzelloni, moglie di Antonio Mazzotta, consigliere dell’Istituto preposto alle acquisizioni destinate ad arricchire la Collezione d’arte. Quest’ultimo, probabilmente, entrò in possesso dell’opera nel 1954, quando vennero avviate le trattative tra Anita Gemito, nipote e erede dell’artista, e la Cariplo, per l’acquisto del Filosofo (Masto Ciccio), anch’esso attualmente nella Collezione Fondazione Cariplo.

Con un rapido tratto a matita e pochi tocchi di colore all’acquerello, l’artista ferma l’immagine di intenso realismo della donna inginocchiata, mentre volge lo sguardo verso l’alto e stende la mano con un’espressione di stupore e, insieme, devozione. La figura, certamente ritratta dal vero, è completata con l’inserimento di un elemento, facilmente identificabile come il braccio di una croce, collocato all’interno di una cornice architettonica d’invenzione, appena delineata a matita.

L’opera rivela stringenti affinità con un disegno delle stesse dimensioni, noto come Studio per Monumento funerario, firmato e datato 14 marzo 1916, nel quale compare la medesima modella, avvolta in un ampio mantello, in una posa quasi identica a quella della figura ritratta in questa versione. La presenza della croce, attributo iconografico della Religione, lascia supporre che entrambi i disegni appartengano al nucleo di studi condotti dall’artista tra il marzo del 1916 e l’aprile dello stesso anno per la figura della Fede, in previsione della partecipazione al concorso indetto in Vaticano per il monumento funebre a Pio X, scomparso nel 1914. A queste prove grafiche, eseguite durante un soggiorno romano dell’artista, sembrerebbe accostabile anche la figura stante di classica compostezza, datata 3 aprile 1916, che probabilmente costituisce il punto di arrivo delle ricerche sul tema.

A giugno Gemito completa il progetto d’insieme di grandi dimensioni (Roma, Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea), seguito dal bozzetto in cera dorata del gruppo principale che ritrae gli angeli nell’atto di innalzare il pontefice verso il cielo (Napoli, Museo di Capodimonte). Il monumento doveva essere sistemato sopra una porta, in un vano delimitato da due colonne corinzie e sormontato da una volta a cassettoni, tra la seconda e la terza cappella nella navata di sinistra della basilica di San Pietro in Vaticano, mentre la statua della Fede sarebbe stata collocata nella zona inferiore. Il progetto, tuttavia, non soddisfece la commissione giudicatrice del Concorso che affidò la realizzazione dell’opera allo scultore Pier Enrico Astorri con la collaborazione dell’architetto Florestano Di Fausto.

Elena Lissoni

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