opere in mostra

Opere in mostra

 

Agostino Carracci - Ritratto di Ulisse Aldrovandi (?)

Ritratto di Ulisse Aldrovandi
Ritratto di Ulisse Aldrovandi

AGOSTINO CARRACCI

(Bologna, 1557 - Parma, 1602)
 

Ritratto di Ulisse Aldrovandi (?), 1590-1595
olio su tela, 79 × 62 cm Bergamo, Accademia Carrara, inv. 81LC00081
Esposizioni: 1995, Crema, La ragione e il metodo, s.n.; 2013, Milano, Wunderkammer, n. 1.
Bibliografia: Accademia Carrara 1979, pp. 233, 234; DeGrazia 1984, pp. 188-189; Tosi 1995, pp. 534-536; A. Tosi, in La ragione e il metodo 1999, pp. 66-67 (con bibliografia precedente); Brogi 2001, pp. 266, 267; Ghirardi 2004, p. 156, nota 24; Brambilla Ranise 2007, p. 348; Gandolfi 2010, pp. 216, 217; Ghirardi 2012, p. 85; A. Ghirardi, in Wunderkammer 2013, p. 206, n. 1 (con bibliografia precedente).

Già di proprietà Marescalchi e poi Landini, il ritratto, acquistato a Bologna nel 1839, entra a far parte nel 1866 della Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo, attraverso il legato Lochis (Brambilla Ranise 2007). L’identificazione del personaggio raffigurato con il celebre scienziato ed esploratore bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), proprietario di una importantissima raccolta di naturalia poi confluita in gran parte nei Musei Universitari della sua città, risaliva probabilmente almeno all’Ottocento, se non prima, dato che il nome dello scienziato compare anche in una scritta, datata 3 febbraio 1877, apposta sul retro di una copia del dipinto tratta da Pelagio Palagi presso i Marescalchi prima della vendita (oggi conservata presso la Biblioteca Universitaria di Bologna; Gandolfi 2010). Attribuita in un primo tempo a Ludovico Carracci (Lo Duca 1938; Brogi 2001), la tela è stata in seguito assegnata ad Agostino, cugino di quello e fratello maggiore di Annibale, e quel riferimento viene accettato dagli studi quasi all’unanimità, fatta salva una diversa ipotesi di Alessandro Tosi. Lo studioso ritiene che possa trattarsi di una copia tratta da Bartolomeo Passerotti, intorno al 1580, da un prototipo di Luca Longhi del 1565. Ne fa cenno lo stesso Ulisse, ricordando che Luca l’aveva ritratto, insieme a Teseo e a Giovanni Aldrovandi, in occasione di un breve soggiorno ravennate (Tosi 1995; ma non sarà stato un triplo ritratto?). Credo, invece, che al dipinto possa ancora convenire (Ghirardi 2004, 2012, 2013) un’attribuzione ad Agostino, per l’intensa e cordiale fisicità che lo caratterizza e per le forti affinità con la ritrattistica veneta, con la quale il pittore, in contatto con Venezia e lì trasferitosi nel 1582, e di nuovo tra il 1587 e il 1589, poteva avere una certa consuetudine. Non si rintracciano, inoltre, nell’opera, quell’assottigliamento di retaggio parmigianinesco dei volti e delle figure che sono tipici di Passerotti, ancora calato nel gusto della Maniera. Nutro, invece, qualche dubbio sull’identità dell’effigiato: mi sembra infatti che, al di là delle analogie nello sguardo espressivo e arguto, i lineamenti non coincidano perfettamente con quelli di Aldrovandi, ricostruibili da una famosa incisione dello stesso Agostino che lo ritrae all’età di settantaquattro anni, quindi nel 1596, o da una seconda incisione, meno nota, del bolognese Giovanni Valesio (DeGrazia 1984, fig. 207b). Altri, accorgendosi di queste differenze, le giustificano con un’esecuzione del ritratto Lochis precedente di quindici o vent’anni l’incisione carraccesca, ma forse uno iato cronologico non basta a giustificare l’ampiezza dei volumi nel volto del ritratto della Carrara, la ricca lattuga del colletto, più adatta a un gentiluomo che a un naturalista, la figura imponente e la civetteria dei guanti di pelle tenuti con gesto elegante nella mano destra. Questo potrebbe consentire una datazione un poco più avanzata rispetto agli anni ottanta generalmente indicati e collocabile nella prima metà degli anni novanta del Cinquecento, prima del definitivo trasferimento di Agostino a Roma.

Fiorella Frisoni

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