opere in mostra

Opere in mostra

 

Andrea Appiani - Psiche chiede a Proserpina il vaso della bellezza

Psiche chiede a Proserpina il vaso della bellezza
Psiche chiede a Proserpina il vaso della bellezza

ANDREA APPIANI

(Milano, 1754-1817)
 

Psiche chiede a Proserpina il vaso della bellezza, 1792
inchiostro e acquerello su carta, 22 × 33 cm (ciascuno) Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AG 01606AFC e AG 01607AFC
Bibliografia: A. Spiriti, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 338-339, n. 188.

I due disegni sono studi preparatori per la realizzazione del ciclo di affreschi per la Rotonda della Villa Reale di Monza; l’impresa, che racconta la vicenda di Amore e Psiche, fu commissionata ad Andrea Appiani dall’arciduca Ferdinando II d’Asburgo Lorena e dalla sua consorte Maria Beatrice agli inizi del 1792, e realizzata dall’artista nell’arco di pochi mesi. È possibile riconoscere nell’affresco sovrapporta, che propone l’identico soggetto, l’esito finale del progetto di cui il foglio qui in esame è testimonianza. Si tratta del primo dipinto del ciclo, il cui sviluppo iconografico fu forse suggerito da Giuseppe Parini, riferendosi, con qualche licenza, al racconto narrato nelle Metamorfosi di Apuleio. Come è stato correttamente indicato da Alessandra Zanchi (Canova e Appiani 1999, pp. 39-50) – che tuttavia non cita nel suo saggio i disegni della Fondazione Cariplo – il soggetto costituisce il prologo all’intera vicenda: Psiche, ragazza di ineguagliabile bellezza, viene venerata quasi fosse una divinità. Da qui l’odio da parte di Venere e tutte le vicissitudini che Psiche dovette affrontare fino all’apoteosi finale e al matrimonio con Amore. Esistono altri disegni preparatori del ciclo, conservati alla Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Brera, alla Biblioteca Ambrosiana, al Gabinetto di Disegni e Stampe del Castello Sforzesco; due fogli sono conservati a Monza, in collezione privata. Nella definizione stilistica dell’impresa decorativa ispirata al racconto di Amore e Psiche, e conseguentemente nei disegni preparatori, si evidenziano le influenze derivate dal viaggio a Roma di Appiani, avvenuto nel 1791. I rimandi a Raffaello, nell’analogo ciclo della Farnesina, a Domenichino negli affreschi di Sant’Andrea della Valle, alla cupola di San Giovanni di Correggio a Parma, dove Appiani sostò, emergono in modo indiscutibile: ci troviamo quindi di fronte al definirsi con chiarezza del linguaggio che sarà proprio degli anni della piena maturità dell’artista, caratterizzata dall’impronta neoclassica che farà di Appiani il massimo esponente della pittura di età napoleonica.

Domenico Sedini

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA