opere in mostra

Opere in mostra

 

Attribuito a Giambattista Tiepolo - Incontro di Rebecca ed Eleazaro al pozzo

Incontro di Rebecca ed Eleazaro al pozzo
Incontro di Rebecca ed Eleazaro al pozzo

ATTRIBUITO A GIAMBATTISTA TIEPOLO

(Venezia, 1696 - Madrid, 1770)
 

Incontro di Rebecca ed Eleazaro al pozzo, 1724-1728
olio su tela, 85 × 129 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0054
Esposizioni: 1996, Milano, Tiepolo a Milano; 1998-1999, Monza, Luci e colori, n. 3. Bibliografia: Morassi 1950, p. 200, ill. 8, p. 202; Pallucchini 1968, n. 37; Barcham 1989, p. 78, nota 136; Gemin, Pedrocco 1993, p. 290; S. Zuffi, in Tesori d’arte 1995, p. 201, n. 359, ill.; V. Terraroli, in Tiepolo a Milano 1996, pp. 54-55; A. Spiriti, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 291-294, n. 152; E. Bianchi, in Luci e colori 1998, pp. 34-35, n. 3.

Il dipinto proviene dalla collezione parigina Nissim de Camondo, da dove dopo il 1892 passò in una raccolta newyorkese; rientrato in Italia, fu venduto da Finarte a Cariplo nel 1983, per trattativa privata. L’iconografia della tela, le cui dimensioni farebbero pensare a un’opera realizzata per una committenza privata, o più probabilmente a uno studio molto avanzato per una pala d’altare, raffigura fedelmente un episodio della Genesi, in cui Eleazaro, servitore di Abramo, su incarico del suo padrone offre una preziosa collana a Rebecca, al fine di ottenere dalla ragazza il consenso a sposare il figlio di Abramo, Isacco. Si tratta di un soggetto che si presenta con una certa frequenza nella produzione di Tiepolo: in realtà la critica è divisa in merito al riconoscimento della autografia: anche la tela conservata alla Galleria Nazionale di Atene, di struttura speculare rispetto alla nostra, è considerata opera di scuola. Per la tela in esame l’attribuzione non è accolta unanimemente: la mano del maestro veneziano è riconosciuta da Morassi e Pallucchini, che accosta il dipinto alle Storie mitologiche un tempo in palazzo Sandi a Venezia, realizzate nel 1724-1725. Più recentemente anche Zuffi e Spiriti confermano il riferimento a Tiepolo: Zuffi condivide il parere di Pallucchini e rimarca i riferimenti all’arte di Sebastiano Ricci; Spiriti invece ipotizza una “autografia almeno parziale” che giustificherebbe alcune debolezze formali. Proprio queste rigidità costituiscono l’elemento per il quale Pedrocco, Terraroli ed Eugenia Bianchi dubitano della paternità di Tiepolo, pur rimarcando la matrice tiepolesca e ipotizzando l’intervento di un seguace. L’analisi stilistica porta invece a evidenziare alcuni elementi di grande eleganza – la figura di Rebecca, la bambina seduta sui gradini del pozzo, Eleazaro con il paggio – che fanno pendere la bilancia del giudizio dalla parte dell’autografia. Se accettiamo l’ipotesi di una produzione giovanile, intorno al 1725, anno in cui realizzò l’Alessandro Magno e Campaspe davanti ad Apelle (Montréal, Museum of Fine Arts), in cui si respira un’atmosfera assai simile a quella del nostro Incontro di Rebecca, alcune incertezze sarebbero motivate dalla considerazione di una personalità forte, ma in fase di definizione, in cui i riferimenti a Piazzetta e Ricci non sono ancora stati abbandonati per l’abbraccio al Veronese. In questo modo, la Collezione Cariplo si trova a conservare tre testimonianze dell’arte del giovane Giambattista: infatti, oltre alla Rebecca al pozzo, appartengono alla raccolta le due scene con cacciatori (cat. 48-49), la cui autografia è indiscussa.

Domenico Sedini

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