opere in mostra

Opere in mostra

 

Evaristo Baschenis - Piatto di mele e rosa su stipo

Piatto di mele e rosa su stipo
Piatto di mele e rosa su stipo

EVARISTO BASCHENIS

(Bergamo, 1617-1677)
 

Piatto di mele e rosa su stipo, 1645 circa
olio su tela, 41 × 50 cm collezione privata
Esposizioni: 1981, Bergamo, Vanitas. Il simbolismo del tempo, n. XXIX; 1996, Bergamo, Evaristo Baschenis e la natura morta in Europa, n. 1; 2014-2015, Brescia, Il cibo nell’arte, n. 13; 2015, Torino, Il silenzio delle cose, tav. 13.
Bibliografia: Valsecchi 1972, s.p., n. XXII; Rosci 1985, p. 78, n. 10.

un interno avvolto dalla cupa penombra si trova un umile stipo di legno sul quale è poggiato un piatto di terraglia colmo di mele ammonticchiate a formare una piramide tronca. Dinnanzi al piatto vi sono una mela, che presenta vistose bacature, e un bocciolo di rosa che ricade verso il basso proiettando la sua ombra sul mobiletto. L’affascinante dipinto, ben conservato, è stato attribuito per la prima volta a Baschenis da Valsecchi nel lontano 1972 (in Un incontro bergamasco 1972, s.p., n. XXII), e in seguito è stato riconosciuto come lavoro autografo da tutti gli studiosi che si sono occupati dal grande del maestro bergamasco, da Veca (in Vanitas 1981, s.p., n. XXIX), Rosci (1985, p. 78, n. 10) a De Pascale (in Evaristo Baschenis 1996, p. 134, n. 1). Il severo arcaismo della composizione e il pungente naturalismo della presa sulla realtà – che deriva dalla cultura dei primi naturamortisti lombardi attivi tra la fine del Cinquecento e i primi due decenni del XVII secolo, da Giovanni Ambrogio Figino a Fede Galizia fino a Panfilo Nuvolone – hanno portato la critica specialistica a considerare la tela una tra le primizie del Prevarisco (come veniva chiamato il pittore), databile verso il 1645 circa, in un momento leggermente antecedente rispetto al più complesso Cesto di mele, meloni, pere e piatto di prugne sopra una cassetta (Rosci 1985, p. 82, n. 52, ill. p. 96; Evaristo Baschenis 1996, pp. 136-137, n. 2) e al Cesto di mele e zucche recentemente acquistato da UBIBanca Popolare di Bergamo (Evaristo Baschenis 2015). Con le due opere sopra menzionate il nostro dipinto condivide affinità sia a livello stilistico che formale: le mele dalla forma tondeggiante toccate da fiammanti colpi di lacca (tipico leitmotiv del repertorio figurativo dell’artista che ritorna in diversi lavori degli anni successivi, ad esempio nel Cesto di mele sopra vasetto di ceramica, germano, pesce e padella sopra un tagliereEvaristo Baschenis 1996, pp. 140-141, n. 4); l’atmosfera immobile, sospesa, quasi metafisica che permea la rappresentazione, caratterizzata da fondi scuri che esaltano la modellazione plastica dei volumi dei frutti operata dall’intensa e morbida luce che spiove dall’alto; il vezzo di far sporgere dal piano d’appoggio – con un effetto di trompe-l’oeil – degli elementi, per conferire alla scena una spazialità dilatata. Probabilmente non è un caso che il Prevarisco, soprattutto nelle opere del primo periodo, abbia scelto di dipingere in più occasioni piatti e ceste colmi di mele. Infatti, nell’ambito della simbologia cristiana, la mela è simbolo per eccellenza del peccato originale e della caduta dell’uomo dinnanzi alle tentazioni del male. All’opposto, nell’iconografia della Madonna col Bambino che tiene in mano il frutto, essa è metafora di salvezza e redenzione, in quanto Cristo si è fatto carico del peccato originale salvando l’uomo. A ciò si aggiunga il fatto che le mele di Baschenis sono quasi sempre guastate da bacature ben evidenziate, chiaro riferimento ai temi della vanitas, della caducità della vita terrena, del tempo implacabile che sciupa e corrode la natura e i suoi splendidi frutti. Anche il bocciolo di rosa in primissimo piano, ora fresco e pieno di vita ma destinato inesorabilmente a seccare, rafforza questo concetto tanto caro al sacerdote-pittore.

Davide Dotti

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