opere in mostra

Opere in mostra

 

Giacomo Manzù - Civetta

Civetta
Civetta

GIACOMO MANZÙ

(Bergamo, 1908 - Ardea, Roma, 1991)
 

Civetta, 1962 circa
bronzo, 48,5 × 48,5 × 20 cm firmato in basso a destra: “manzù” collezione privata
Esposizioni: 2008-2009, Bergamo, Giacomo Manzù, n. 41; 2016-2017, Vimercate, Manzù.
Bibliografia: A. Rizzi, in Giacomo Manzù 2008, p. 160; V. Raimondo, in Manzù 2016, p. 54.

La scultura è uno dei bozzetti preparatori che Manzù realizza durante il periodo in cui lavora alla Porta della Morte in San Pietro in Vaticano (conclusa nel 1964). L’artista, dopo aver partecipato al concorso indetto nel 1949, ne risulta vincitore. Il tema che originariamente gli viene chiesto di sviluppare è quello del trionfo dei santi e dei martiri. Il soggetto però è a lui poco congeniale e dopo qualche anno di lavoro infruttuoso nel 1958 arriva la svolta grazie al nuovo pontefice, il bergamasco papa Giovanni XXIII, che gli concede di modificare il soggetto dell’apparato decorativo del portale. L’opera che l’artista esegue per la basilica è ampiamente decorata da rilievi di diverso genere. Nelle fasce superiori Manzù raffigura in grande formato la morte di Maria e quella di Gesù Cristo, mentre in otto pannelli inferiori e più piccoli racconta sul battente di sinistra la morte di Abele, la morte di Giuseppe, la morte per violenza e la morte di papa Giovanni XXIII; su quello di destra invece raffigura la morte di santo Stefano, la morte di san Gregorio VII, la morte nello spazio e la morte sulla terra. A chiusura del percorso narrativo nella fascia più bassa l’artista colloca sei altorilievi con raffigurazioni di animali: l’uccello morto, il ghiro, il riccio, la civetta, la tartaruga che uccide il serpente, il corvo che mangia il lombrico. Ogni elemento è ovviamente connesso al tema della morte. La civetta in particolare è animale spesso adoperato come simbolo associato al trapasso. Prima di giungere alla sua versione definitiva, per la quale è scelta un’impostazione frontale e statica, Manzù elabora alcune varianti, una delle quali è lo studio esposto in mostra. Il volatile nella prima idea dello scultore è colto nel pieno senso del movimento, nell’atto della torsione appena prima di spiccare il volo. L’opera si caratterizza per l’evidente natura bozzettistica che si intuisce dalla forma e dal modellato. La testa della civetta, il corpo e il suo piumaggio sono infatti connotati da una resa vibrante della materia che acuisce il senso del movimento. Il fondo su cui il rilievo è attaccato, anch’esso in bronzo, possiede forma quadrata e superficie sbozzata.

Valentina Raimondo

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA