opere in mostra

Opere in mostra

 

Giacomo Manzù - Rilievo con cardinale, donna e bambino

Rilievo con cardinale, donna e bambino
Rilievo con cardinale, donna e bambino

GIACOMO MANZÙ

(Bergamo, 1908 - Ardea, Roma, 1991)
 

Rilievo con cardinale, donna e bambino, 1952 circa
bronzo, 110 × 75 × 20 cm collezione privata opera esposta al terminal partenze dell’Aeroporto di Milano Bergamo
Esposizioni: 2008-2009, Bergamo, Giacomo Manzù, n. 29; 2016-2017, Vimercate, Manzù, s.n.
Bibliografia: A. Finocchiaro, in Giacomo Manzù 2008, p. 132; V. Raimondo, in Manzù 2016, p. 54.

Fra i temi più cari a Manzù quello del cardinale costituisce uno dei soggetti che più a lungo ha accompagnato la sua produzione. Nella maggior parte delle sculture raffiguranti cardinali lo scultore ne sceglie una rappresentazione quasi iconica in cui difficilmente è possibile riconoscere profili e ritratti di personaggi in particolare. Unica eccezione è costituita dal Grande ritratto del cardinale Giacomo Lercaro, eseguito per la basilica di San Petronio a Bologna nel 1953, in cui il volto e i lineamenti dell’effigiato sono ben riconoscibili. Tra le caratteristiche che contraddistinguono la scultura bolognese, oltre la monumentalità, è da rilevare un’attenzione alla psicologia del cardinale che si riscontra nella scelta di raffigurarne l’aspetto in atteggiamento dolce e attento. Nel rilievo bronzeo esposto in mostra la figura dell’ecclesiastico, il cui profilo somiglia proprio a quello di Giacomo Lercaro, è inserito all’interno di una narrazione a cui partecipano anche una figura femminile e un bambino. Il cardinale è collocato sulla destra e con gesto amorevole cerca di accarezzare la guancia del bimbo che, simile a un putto paffuto e un po’ intimorito, si ritrae verso la madre sulla sinistra dell’opera. La donna con gestualità bonaria appoggia una mano su quella del cardinale e l’altra sulla spalla del figlio. Le tre figure sono raccordate in questo modo da una gestualità silenziosa fatta di tocchi posati ma intensi. Lo sfondo del rilievo, la cui superficie è volutamente sbozzata, accompagna i protagonisti dell’opera avvolgendoli come in un abbraccio, accentuando in questo modo il senso di raccoglimento già reso esplicito dalla gestualità e dagli sguardi dei personaggi. In occasione della mostra del 2008 su Manzù a Bergamo l’opera è stata studiata dal punto di vista iconografico e si è ipotizzato come datazione l’inizio degli anni Cinquanta (A. Finocchiaro, in Giacomo Manzù 2008, p. 132). I raffronti con altre sculture dello stesso periodo come il Cardinale di Anversa del 1952, nonché la somiglianza del profilo dell’ecclesiastico con quello di Giacomo Lercaro, farebbero propendere per la validità della teoria.

Valentina Raimondo

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