opere in mostra

Opere in mostra

 

Giambattista Tiepolo - Cacciatore con cervo

Cacciatore con cervo
Cacciatore con cervo

GIAMBATTISTA TIEPOLO

(Venezia, 1696 - Madrid, 1770)
 

Cacciatore con cervo, 1718-1730
olio su tela, 262 × 148 cm (ciascuno) Milano, Collezione Fondazione Cariplo, invv. FCIP 0051 e FCIP 0052
Esposizioni: 1996-1997, Venezia-New York, Giambattista Tiepolo; 2014-2015, Milano, Da Tiepolo a Carrà, n. 6; 2018, Bruxelles, Da Tiepolo a Richter, l’Europa che dialoga (senza catalogo).
Bibliografia: Knox 1979, pp. 409-418; Gemin, Pedrocco 1993, pp. 236-237; Pedrocco 1996, pp. 53-54; A. Spiriti, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 288-291, n. 150.

Le due tele facevano parte di un ciclo di dipinti raffiguranti le Storie di Zenobia, commissionato a Giambattista Tiepolo dal nobile Alvise Zenobio per la sua dimora nella città lagunare, parere ormai condiviso dalla critica. È possibile che l’impresa venisse programmata in occasione delle nozze con la nobildonna veneziana Alba Grimani, avvenute nel 1718, e che l’opera abbia richiesto un tempo di realizzazione piuttosto lungo, che abbraccerebbe quasi un decennio. Al ciclo, che riguarda le vicende di Zenobia, regina di Palmira sconfitta da Aureliano nel 272 d.C., appartenevano altre tele: l’Arringa ai soldati conservata alla National Gallery di Washington, la Sottomissione ad Aureliano del Prado e il Trionfo di Aureliano della Galleria Sabauda di Torino. La funzione delle tele di Fondazione Cariplo è incerta: alcuni studiosi ritengono che siano i lacerti di una quarta tela, di dimensioni analoghe alle tre rimanenti, che avrebbe rappresentato una Caccia di Zenobia. Altri sostengono invece che fossero i pannelli laterali dell’Arringa; di fatto questa ipotesi appare la più probabile, sia perché strutturalmente risultano assolutamente equilibrati e perfettamente conclusi, sia perché esiste una copia antica del Cacciatore a cavallo: questo testimonierebbe che l’originale dovesse apparire fin dal principio esattamente come oggi lo vediamo. Si tratterebbe quindi di due pannelli a scopo prettamente decorativo, pensati per occupare spazi di limitata larghezza, magari tra le finestre, come avveniva spesso per gli arazzi entre-fenêtre per l’appunto. L’analisi stilistica porta a collocare le opere intorno al 1720: ciò confermerebbe l’ipotesi di una realizzazione del ciclo in occasione del matrimonio Zenobio- Grimani, evento assai prestigioso per il committente che in questo modo consolidava la sua appartenenza alla nobiltà veneziana. Tra l’altro la famiglia Zenobio, di origine greca, trapiantatasi prima nel Veronese, poi a Venezia, dove assurse al titolo nobiliare nel 1647, si era già distinta in campo mecenatistico: basti pensare che Luca Carlevarijs fu “sponsorizzato” all’inizio della sua carriera dagli Zenobio, tanto da conservare l’appellativo “Luca di Ca’ Zenobio”. Si tratta quindi della testimonianza relativa alla produzione giovanile di Tiepolo, tra la fine del secondo decennio e l’inizio del terzo: in ogni caso un termine certo ante quem è il 1732 – ma senza dubbio la realizzazione era stata ultimata ormai da qualche anno – quando i dipinti furono descritti da Vincenzo da Canal nella biografia di Gregorio Lazzarini: proprio il maestro, che già aveva lavorato per gli Zenobio all’inizio del secolo, avrebbe raccomandato il promettente allievo. E l’impronta del Lazzarini si nota nel gusto per una tavolozza ricca di colore e definita da forti contrasti chiaroscurali; ma già nella libertà compositiva, nella leggerezza con la quale le figure sono definite, nella ricerca del movimento – che appare in tutta la sua evidenza nel cavaliere improvvisamente volto verso lo spettatore, mentre la testa del cavallo compie il medesimo gesto in senso opposto – si mostra in nuce la personalità di Tiepolo, che si affermerà definitivamente negli anni successivi.

Domenico Sedini

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