opere in mostra

Opere in mostra

 

Giovan Paolo Cavagna - Ritratto di gentiluomo con due figli

Ritratto di gentiluomo con due figli
Ritratto di gentiluomo con due figli

GIOVAN PAOLO CAVAGNA

(Bergamo, 1556-1627)
 

Ritratto di gentiluomo con due figli, ultimo decennio del XVI secolo
olio su tela, 94,5 × 73,5 cm Collezione Banco BPM, inv. CB-00135-01
Esposizioni: 1998, Bergamo, Giovan Paolo Cavagna, s.n.; 2008, Romano di Lombardia, Collezione Creberg, s.n.
Bibliografia: Bandera 1978, p. 188, n. 62; E. De Pascale, in Il Seicento a Bergamo 1987, p. 235; E. De Pascale, in Giovan Paolo Cavagna 1998, pp. 5-20; F. Frangi, in Collezione Koelliker 2004, pp. 14-17, in part. p. 14; S. Facchinetti, in Collezione Creberg 2008, pp. 16-17 (con bibliografia precedente).

Giunta nell’attuale raccolta dalla collezione del Credito Bergamasco, a lungo conservata presso l’Accademia Carrara, l’opera è stata pubblicata per la prima volta da Luisa Bandera nel 1978 come proveniente da un’imprecisata raccolta privata cittadina. Interventi successivi, ben riassunti da Simone Facchinetti nel 2008, hanno poi chiarito come essa provenga dalla collezione di Nino Zucchelli. La tela rappresenta uno sconosciuto gentiluomo di mezz’età ritratto in compagnia dei due giovani figli, coi quali sembra essere legato da un atteggiamento di tenera intimità. I tre personaggi sono posizionati su uno sfondo molto scuro grigio uniforme, privo di ogni riferimento ambientale, e sono posti in posizione dinamica, di tre quarti, in uno schema triangolare. Facchinetti nel 2008 riassume le questioni che riguardano la cronologia di esecuzione dell’opera: se Luisa Bandera nel 1978 proponeva una datazione antecedente al 1591 (precedente allo stendardo della chiesa di San Rocco a Bergamo), “un primo passo avanti nella soluzione del nodo cronologico è venuto dalla proposta di divaricare la posizione tra il giovanile Ritratto di organista e il più maturo ritratto dell’Accademia Carrara” (E. De Pascale, in Il Seicento a Bergamo 1987, p. 235). In questa direzione si è allineata tutta la successiva letteratura sull’argomento, impegnata a sottolineare l’influenza stilistica che le opere di Francesco Bassano (giunte in città tra il 1586 e il 1592) hanno esercitato sulla pittura di Giovan Paolo Cavagna nell’ultimo decennio del Cinquecento” (S. Facchinetti, in Collezione Creberg 2008, p. 16). L’opera è caratterizzata da una definizione fisionomica dei personaggi molto accurata e da una introspezione psicologica delle figure che sembrano avere tra loro un profondo legame affettivo. “Il cipiglio e la ‘fermezza appuntita’ dello sguardo dell’uomo, che esteriorizza una volontà di identificazione di sé come vigile e severo padre di famiglia, oltre che come persona socialmente qualificata, si stempera nell’umanità del contatto corporeo, affidato alle sole mani (la destra delicatamente appoggiata sulla spalla del figlio maggiore, la sinistra, mirabilmente scorciata, a ‘bloccare’ e contenere l’irrequietezza del più piccolo), in una esplicitazione del vincolo affettivo e parentale che appare prossima a celebri esempi moroniani come il cosiddetto Vedovo di Dublino” (E. De Pascale, in Giovan Paolo Cavagna 1998, p. 8).

Marianna Belvedere

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA