opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Maggiolini - Cassetta

Cassetta
Cassetta

GIUSEPPE MAGGIOLINI

(Parabiago, Milano, 1738-1814)
 

Cassetta, 1784-1796
legno di noce intarsiato in legno di rosa, palissandro, mogano, bosso, pero, acero tinto verde, frassino e altri legni non precisamente identificabili, 16 × 47 × 32 cm firmata a bulino sulla tarsia del retro: “Maggiolini” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AFCIP0010
Esposizioni: 1994, Milano, Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini; 2018, Bruxelles, Da Tiepolo a Richter, l’Europa che dialoga (senza catalogo).
Bibliografia: Beretti 1994a, pp. 134-137, tav. XX; Beretti 1994b, tav. 10.

Nel 1758 il ventenne Giuseppe Maggiolini aprì la sua bottega nella piazza di Parabiago, piccola cittadina in Lombardia, avviando una folgorante carriera che lo fece diventare un grande mobiliere e il principale ebanista neoclassico, interprete di un gusto internazionale diffusosi da Parigi a Vienna nell’ultimo quarto del Settecento. All’inizio degli anni settanta, quando l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, terzogenito di Maria Teresa d’Austria, gli concesse il brevetto di “intarsiatore delle Loro Altezze Reali”, i suoi arredi ispirati ai modelli della classicità, spesso sulla base dei disegni dei maggiori artisti dell’epoca, tra i quali anche Andrea Appiani e Giocondo Albertolli, furono inviati come doni a sfondo diplomatico presso le maggiori corti europee: da Vienna a Napoli, da San Pietroburgo a Varsavia. Destinata a custodire materiali per la scrittura, la cassetta in mostra è decorata con tarsie raffiguranti sul fronte l’allegoria della Musica, sul retro l’allegoria della Pittura, sui fianchi girali di foglie d’acanto e preziose maniglie in bronzo. Al centro del coperchio è inscritta in un rombo l’allegoria della Poesia, ispirata al mito del poeta greco Omero; all’interno si trovano l’antina del “sito per carta”, anch’essa centrata da un medaglione allegorico tra festoni fioriti e nodi d’amore, e un vano tripartito ritmato da scomparti e segreti. La decorazione del fronte fu realizzata sulla base di un notevole disegno esecutivo a matita, penna e acquerellature su carta bianca di Giuseppe Levati (oggi presso la “Raccolta del Fondo Maggiolini” - Milano, Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco, pubblicato in Beretti, González-Palacios 2014, n. C53), la cui committenza risale alla famiglia Carovelli, così come suggerito da alcune note tecniche riportate sul foglio del disegno stesso. Anche la composizione al centro del coperchio è riconducibile a un progetto di Levati, reimpiegato con alcune varianti per il piano di un tavolino da lavoro destinato a un certo “Scotti” e ben documentato da un disegno a matita penna e acquerello datato 1801 (pubbl. ivi, n. C72). Come suggerisce Emma Dalla Libera, autrice dei primi studi sul manufatto, “il particolare della firma a bulino sulla tarsia del retro rimanda agli arredi eseguiti da Giuseppe Maggiolini tra il 1784 e il 1796, periodo aulico della sua produzione, in cui l’attività della sua bottega appare già completamente organizzata su modelli e metodologie operative proprie e dove la figura dell’ebanista si delinea come quella di un piccolo imprenditore a capo di un’officina di cui mantiene il controllo assoluto del lavoro. Una cassetta coeva a questa in mostra, sicuramente realizzata nell’atelier di Parabiago, è quella oggi conservata presso le Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Comune di Milano [inv. n. 337]” (http://www.artgate- cariplo.it).

Elena Lissoni

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