opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Russo, argentiere Maestro Nicola Avitabile, console dell'arte - Croce

Croce
Croce

GIUSEPPE RUSSO, argentiere

(attivo a Napoli nel 1693)

NICOLA AVITA BILE, console dell’Arte

(attivo nel Regno di Napoli durante la prima metà del XVIII secolo)
 

Croce, 1707
argento e coralli, base 40 × 48 × 20 cm, croce 80 × 52 × 7 cm marchi: NAP707 - G. R. - N.A.C. iscrizione sulla base: “D. Io. Fran. Et Anna Lucretia Spera Ex Devotione”; iscrizione sul retro: “Vid. Ioannis Francisci Spera” Napoli, Museo del Tesoro di San Gennaro
Bibliografia: P. Jorio, in Il tesoro 2007, pp. 80-83; C. Franchi, in Jorio, Recanatesi 2010, pp. 150-155; Il Tesoro di Napoli 2018, pp. 58-59.

La croce del Museo del Tesoro di San Gennaro acquisisce, come la maggior parte dei pezzi della collezione, il valore di testimonianza concreta e tangibile della produzione “artigianale” napoletana; l’opera è l’espressione di un tempo, di un gusto e di una moda di cui si hanno poche e frastagliate informazioni, a questo si aggiunge l’alto livello realizzativo ed esecutivo del pezzo, nonché la preziosità dei materiali. L’esemplare testimonia la grande diffusione che ebbe a Napoli, in epoca barocca, l’uso del corallo accostato all’argento, sia in ambito laico che ecclesiale, com’è riscontrabile dagli inventari di famiglie nobili e istituti religiosi, i quali annoverano numerosi oggetti in argento e corallo, oggi purtroppo in gran parte perduti. Eseguita a Napoli nel 1707, come si evince dal bollo dell’Arte, la croce, reca impresso il punzone (G. R.) da poco identificato con le iniziali dell’argentiere Giuseppe Russo e il bollo consolare del Maestro Nicola Avitabile. L’opera è composta di lamine cesellate e di elementi finali realizzati in fusione con motivi ornamentali a volute, che corrono lungo l’intero perimetro dell’oggetto, il quale mostra una delicata decorazione a incisione di motivi vegetali sul recto e sul verso. La decorazione in coralli ricopre, seguendone perimetro e disegno, la base e la croce. Il basamento, in lamina sbalzata, reca un’iscrizione che corre lungo tutta la fascia di appoggio e prosegue sul retro, il testo indica i nomi “Anna Lucretia Spera” e “Ioannis Francisci Spera”, che donano la croce a san Gennaro per devozione. Ai due lati della stessa poggiano due putti fusi in lega d’argento, realizzati in epoca successiva; probabilmente, come era in uso nelle famiglie nobili, gli angeli vennero commissionati dai discendenti di donatori. Al centro della base lo stemma araldico della famiglia Spera circondato da una decorazione a volute in argento sbalzato e contornato da sfere di corallo inserite a filigrana. La croce ha, nella parte inferiore, nel punto in cui si incontra con il basamento, un decoro a volute sormontato da un piccolo busto di san Gennaro a getto; essa presenta, inoltre, applicazioni di coralli singoli che diventano più fitti al termine di bracci e nei raggi della croce; i coralli, sferici, di diverse misure, sono applicati a filigrana. Molti dettagli sono in bronzo dorato, come l’aureola del Cristo o i chiodi della croce, inoltre, sul lavoro a filigrana di corallo e filamenti di bronzo è riscontrabile la presenza di una decorazione a smalti policromi cloisonné. La famiglia Spera dona al Tesoro anche una serie di gioielli, che oggi compongono una delle collane di san Gennaro.

Giovanna Accardo

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