opere in mostra

Opere in mostra

 

Luca Carlevarijs - Veduta con porto di mare e cittadella

Veduta con porto di mare e cittadella
Veduta con porto di mare e cittadella

LUCA CARLEVARIJS

(Udine, 1663 - Venezia, 1730)
 

Veduta con porto di mare e cittadella, 1706
olio su tela, 71,5 × 116,5 cm datato sull’epigrafe sopra l’arco, in centro a destra: “mdccvi” Bergamo, Accademia Carrara, inv. 58 AC 00833
Esposizioni: 1988, Gorizia, Capricci veneziani, n. 1; 1994, Padova, Luca Carlevarijs, n. 28; 2010, Roma, I grandi veneti, n. 64.
Bibliografia: Accademia Carrara 1979, p. 370; I. Reale, in Capricci veneziani 1988, p. 398, n. 1; I. Reale, in Luca Carlevarijs 1994, p. 191, n. 28; D. Dotti, in Paesaggi, vedute e capricci 2007, p. 71, n. 23; G. Valagussa, in I grandi veneti 2010, pp. 160-161, n. 64.

Rossi (Accademia Carrara 1979, p. 370) ha proposto di identificare la tela in uno dei due “porti di mare simili di Luca Carlevaris che vi mise il nome L.C. e millesimo 1704” acquistati da Giacomo Carrara nel 1761 (Memorie di carattere del fu C.e Giacomo Carrara, ms., 1758-1796; trascrizione in Paccanelli 1998, p. 253). I due dipinti comperati nel 1761 sono stati riconosciuti nell’inventario manoscritto della collezione redatto alla morte del Carrara nel 1796, che menziona peraltro anche una “borasca” di Carlevarijs, acquistata invece nel 1759 (B. Borsetti, Catalogo delli quadri esistenti nella Galeria del nobile signor conte Giacomo Carrara, ms., 1796; trascrizione in Paccanelli 1998, p. 261, nn. 24, 26, p. 295, n. 65). Qualche dubbio su questa identificazione è stato avanzato da Paccanelli (1998, p. 260, nota 11), la quale rilevava la discrepanza tra la data 1704 indicata da Carrara e quella 1706 che si legge chiaramente sulla tela, evidenziando come nei prospetti delle pareti che accompagnano l’inventario del 1796 i due dipinti di Carlevarijs presentino un formato verticale. Valagussa (in I grandi veneti 2010, pp. 160-161) a sua volta ha espresso delle forti perplessità rispetto alla proposta di Rossi, suggerendo di riconoscere la coppia acquistata da Carrara nel 1761 con il pendant firmato e datato 1704 della collezione Piperno di Roma ed evidenziando come la prima menzione sicura del dipinto in esame risalga soltanto al 1881 (Catalogo 1881, p. 13, n. 62). Una seconda coppia di “porti di mare” eseguiti dall’artista friulano entrava in museo nel 1804 con l’acquisto della collezione di Salvatore Orsetti, ma le misure di queste opere (3,6 × 2 piedi veneti, ossia circa 125 × 69,5 cm) differiscono, seppur di poco, da quelle della tela in esame. Se si esclude il Ricevimento di un ambasciatore (inv. 81 LC 00102), la cui vicenda collezionistica è nota, dei cinque dipinti di Carlevarijs custoditi all’inizio dell’Ottocento in Accademia Carrara rimane in museo soltanto la tela oggetto di questa scheda, mentre gli altri quattro, probabilmente, furono alienati nel 1835 (Rossi 1989, pp. 77, 83-84). In mancanza di nuovi elementi di discussione non è quindi possibile pronunciarsi in via definitiva sulla storia collezionistica del dipinto in esame e sui tempi e le modalità del suo ingresso in museo. Come testimoniano le fonti coeve, Carlevarijs era particolarmente apprezzato per i suoi paesaggi con “porti di mare, et paesini con vaghe figure” (Orlandi 1704, p. 266). Accanto alla tela siglata 1704 già in collezione Piperno a Roma e a quella della Narodna Galerija di Lubiana (1705), il dipinto dell’Accademia Carrara è un caposaldo per la ricostruzione dell’attività del friulano nell’ambito della veduta ideata e del capriccio. Le radici dell’opera affondano nella tradizione della pittura di paesaggio e di genere seicentesca, che l’artista aveva conosciuto a Venezia e forse a Roma, sebbene il soggiorno nella città eterna sia ancora tema di discussione tra gli studiosi. Se l’alba luminosa e lontana richiama Claude Lorrain, le svelte macchiette dipinte in primo piano rimandano alla pittura dei bamboccianti, mentre più in generale l’impaginato, gli elementi della scena e i modi esecutivi mettono a frutto la lezione del Tempesta e di Johann Anton Eismann: una pluralità di fonti figurative, già più volte identificate dalla critica, di cui Carlevarijs propone una sintesi coerente e personale.

Paolo Plebani

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