opere in mostra

Opere in mostra

 

Luciano Minguzzi - Acrobata

Acrobata
Acrobata

LUCIANO MINGUZZI

(Bologna, 1911 - Milano, 2004)
 

Acrobata, 1950
bronzo, 106 × 67 × 76 cm collezione privata
Bibliografia: Valsecchi 1975, n. 34.

Già nel 1975 Valsecchi, scrivendo di Minguzzi, individuava nella sua produzione un forte legame con la cultura artistica bolognese e dunque un forte ricongiungimento alle radici profonde e complesse che impregnano soprattutto le opere della fase iniziale. La pienezza delle forme dell’artista sembrano trarre origine dalla scultura antica che Minguzzi ha avuto modo di studiare. Continua Valsecchi: “il volume è corposità e non gonfiore, e quasi senti la grana dei testoni che raffigurano Profeti e Sibille sui plinti esterni di San Petronio. Una solidità che non è ingombro, ma pienezza e compattezza, senza squadrature imposte per artificio, ma quasi una lenta maturazione di un groppo interno che corrisponde all’osso del corpo. È un motivo costante delle opere di Minguzzi, un suo netto carattere, anche quando il tema avrebbe concesso, come nel gruppo degli Acrobati e degli Animali negli anni Cinquanta, un’avventura di spericolate ricerche formali” (Valsecchi 1975, p. 36). Acrobata, opera in bronzo del 1950, è chiara prova delle sperimentazioni sui volumi ricercate dall’artista. La figura, seduta su un basamento metallico, si caratterizza per la forma composita generata da un insieme di sfere e cilindri che si connettono tra loro fino a generare le sembianze di un corpo femminile. La statua ha natura frammentaria, mancano infatti la testa e le mani. Elemento questo che riconnette l’opera di Minguzzi con la statuaria antica o preistorica. L’operazione che compie lo scultore però non ricorda quella delle Pomone di mariniana memoria. La figura femminile concepita dall’artista bolognese non è archetipo di un processo scultoreo, né possiede le cifre stilistiche che Marini traccia attraverso un percorso di evidente rottura con la scultura del passato. Minguzzi recupera una visione ancestrale dell’opera d’arte che supera gli schematismi figurativi. L’Acrobata nella sua essenza voluminosa non offre spunti per un riconoscimento tematico. La sua possanza allontana il pensiero dai giochi di equilibrio tipici dell’iconografia del soggetto. La figura acefala torce il busto e spinge la braccia indietro in una posizione decisamente antinaturale che acuisce la visione straniante della scultura.

Valentina Raimondo

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