opere in mostra

Opere in mostra

 

Maestro del vaso a grottesche - Mazzo di fiori entro vaso a grottesche

Mazzo di fiori entro vaso a grottesche
Mazzo di fiori entro vaso a grottesche

MAESTRO DEL VASO A GROTTESCHE

Mazzo di fiori entro vaso a grottesche, prima metà del XVII secolo
olio su tela, 89 × 66 cm collezione privata
Esposizioni: 2015, Milano, La vita silenziosa, s.n.
Bibliografia: La vita silenziosa 2015, pp. 68-71.

Nel centro del parallelepipedo di pietra è collocato un prezioso vaso “all’antica” dorato, sbalzato e finemente cesellato con manici figurati nel gusto manierista di Polidoro da Caravaggio. L’elaborato manufatto raccoglie al suo interno un ricco e variopinto bouquet floreale, assemblato quasi simmetricamente lungo l’asse verticale secondo un andamento ascensionale. Sotto la splendida Fritillaria imperialis, che costituisce il vertice superiore di un ideale triangolo, si dispiega un vero e proprio campionario di fiori, tra i quali si riconoscono Papaver somniferum, Ranunculus asiaticus, Anemone coronaria, Matthiola incana, Tulipa gesneriana, Consolida ajacis, Narcissus pseudonarcissus e probabilmente Calendula. Il fatto che le specie botaniche siano raffigurante in maniera abbastanza rigida e che fioriscano in diversi mesi dell’anno induce a ritenere che il pittore, per l’esecuzione di taluni fiori, sia ricorso a dei modelli preparati interscambiabili, i cosiddetti “cartoni”. La prova schiacciante dell’impiego di tale prassi lavorativa giunge dal raffronto con una coppia di dipinti, ascrivibili alla medesima mano, conservati in una raccolta privata di Parma (cfr. Consigli Valente 1987, p. 1), dove ritorna identica buona parte dei fiori che costituiscono il nostro mazzo. In una tela venduta dalla Casa d’aste Finarte a Milano il 27 maggio 1997, lotto n. 62, invece, ritroviamo lo stesso vaso con il mascherone centrale, i due festoni laterali e i manici con le creature fantastiche che ricordano le arpie. Ciò che li differenzia, al di là del colore delle parti non sbalzate (rosse in un caso, oro nell’altro), è il decoro all’interno della cartouche sotto il mascherone, la cui scelta spettava verosimilmente al committente dell’opera: nel nostro dipinto è di tipo araldico, mentre nell’opera già asta Finarte vi è un paesaggio collinare. La tela in esame, in eccellenti condizioni conservative, è da inserire nel corpus di opere che la critica ha riunito a partire dal 1982 (Parádeisos 1982, pp. 306-307) con il nome di comodo di “Maestro del vaso a grottesche”. In realtà con questa “etichetta” si indica una produzione di dipinti d’impostazione arcaica, disomogenei sotto il profilo stilistico e qualitativo, raffiguranti mazzi di fiori entro vasi “all’antica”, eseguiti da artisti attivi probabilmente in diverse città del centro e del nord Italia in un arco temporale dilatato nel corso del XVII secolo. Peculiarità comuni di queste opere sono l’impiego di vasi metallici sbalzati e cesellati di foggia manierista con manici figurati e corpo centrale ospitante un’illustrazione di natura araldica, mitologica, sacra o, in taluni rari casi, paesaggistica; piano di appoggio costituito da un semplice parallelepipedo di pietra squadrata isolato nel centro del campo pittorico; fondo totalmente scuro e privo di fasci luminosi diagonali (come invece si riscontra nelle opere di matrice caravaggesca); punto di presa rialzato, frontale e abbastanza ravvicinato; impostazione arcaica, schematica e talvolta simmetrica del bouquet, ricco di molteplici specie di fiori; debole resa plastica e naturalistica dei vegetali, che sovente appaiono come rigide sagome ritagliate e applicate sulla tela. Rispetto alla maggior parte delle tele conosciute dei “Maestri dei vasi a grottesche” (è quanto mai opportuno utilizzare il plurale!), dal ductus pittorico rigido e corsivo e di fattura prettamente artigianale, il nostro dipinto, che riteniamo sia da ascrivere probabilmente a un ambito nord-italiano (forse lombardo-piemontese) entro la metà del Seicento, è certamente da annoverare come uno degli esemplari di maggiore eleganza e qualità oggi noti.

Davide Dotti

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA