opere in mostra

Opere in mostra

 

Marco Gozzi - Paesaggio con figure in riva al fiume Adda

Paesaggio con figure in riva al fiume Adda
Paesaggio con figure in riva al fiume Adda

MARCO GOZZI

(San Giovanni Bianco, Bergamo, 1759 - Milano, 1839)
 

Paesaggio con figure in riva al fiume Adda, 1810 circa
olio su tela, 52 × 68 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0018
Esposizioni: 2008-2009, Bergamo, Ottocento tra realtà e sogno.
Bibliografia: P. Zatti, in Le collezioni d’arte 1999, p. 195, n. 114; Ottocento tra realtà e sogno 2008, p. 21.

Protagonista dell’affermazione della pittura di paesaggio in Lombardia, tanto da meritarsi il titolo di “Nestore” di un genere destinato a sempre maggiori fortune, nel 1807 il bergamasco Marco Gozzi aveva ottenuto dal principe Eugenio di Beauharnais, figlio adottivo di Napoleone e viceré di Milano, un contratto per dodici vedute da consegnare nell’arco di quattro anni, con la condizione che le località rappresentate fossero “rilevate dal vero”. Con l’intento di condurre un’indagine topografica del territorio lombardo, il Ministero dell’Interno indicò i soggetti, scegliendoli tra i luoghi più suggestivi sia dal punto di vista paesaggistico, sia per le “opere di ingegneria e di utilità pubblica che intervenivano modificando la stessa morfologia” (I. Marelli, in Il paesaggio 2010, p. 117). L’incarico proseguì anche durante la Restaurazione e, a partire dal 1817, in coincidenza con la progressiva affermazione del genere, quella serie che riuniva i “migliori punti di vista che offrono la Lombardia e suoi dintorni” fu collocata – insieme con le opere di Gaetano Tambroni, Gaetano Burcher, Rosa Mezzera, Luigi Basiletti – nella “Sala dei paesaggi moderni”, appositamente allestita con l’intento di offrire un supporto didattico per l’auspicata scuola di paesaggio che l’Accademia di Brera richiedeva al Governo austriaco fin dal 1815. L’opera in mostra, tradizionalmente identificata con una veduta del fiume Adda, potrebbe essere riferita all’inizio del primo decennio dell’Ottocento, quando le richieste della committenza e l’evoluzione del gusto determinarono l’importante svolta artistica di Gozzi da un’interpretazione del paesaggio idillica, di matrice settecentesca, verso una visione esatta e realistica, sorretta dallo studio dal vero. Confermerebbero questa datazione anche le dimensioni, che corrispondono a quelle abitualmente preferite dal pittore a queste date, come pure il taglio della veduta che rimanda ai modelli arcadici di Francesco Zuccarelli e Giuseppe Zais. Forse già ripreso dal vero, ma ancora all’interno di un canone della rappresentazione della pittura di paesaggio tipicamente settecentesco, questo paesaggio fluviale corrisponde a un modello ripetutamente adottato da Gozzi all’inizio del secolo in una produzione di varia destinazione, e non esclusivamente riferibile alla committenza statale. Tra le numerose vedute dell’artista conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano un dipinto, genericamente intitolato Paesaggio (inv. 5092), rivela stringenti similitudini con l’opera in mostra, non soltanto nel formato – pressoché identico –, ma soprattutto per la quinta arborea che occupa la scena a sinistra, a tal punto da lasciar supporre che le due tele siano state dipinte en pendant.

Elena Lissoni

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