opere in mostra

Opere in mostra

 

Officina Giuseppe Allemano - Astrolabio

Astrolabio
Astrolabio

OFFICINA GIUSEPPE ALLEMANO

(fondata a Torino nel 1859)
 

Astrolabio, 1900 circa
strumento per determinazioni astronomiche costituito da cannocchiale, cerchio azimutale e livella torica sul cannocchiale ottone, ottone brunito e inciso, vetro, 23 × 39 × 20 cm firmato: “Alemanno Torino” collezione privata

Lo strumento qui esposto è una versione novecentesca di un dispositivo per determinazioni astronomiche, successore di un dispositivo ben più antico. L’astrolabio, dal greco bizantino astrolábion, a sua volta proveniente dal sostantivo greco α’στήρ (astèr, astro) e dal verbo greco λαμβάνω (lambàno, prendere, afferrare), assunse molte e diverse forme nell’ambito dei secoli. Un rudimentale astrolabio fu introdotto nel II secolo a.C. nella Grecia antica. È noto come macchina di Anticitera, dal nome dell’isola greca dove ne venne ritrovato un esemplare. La sua invenzione è spesso attribuita a Ipparco di Nicea (II secolo a.C.), uno dei massimi astronomi della storia (Monti, Selvini 2016). Nel corso dei secoli l’astrolabio si è diffuso in gran parte del bacino del Mediterraneo fino a raggiungere il suo momento di massimo fulgore con lo sviluppo della cultura islamica, grazie alla quale vennero sviluppate diverse versioni dello strumento. Di fatto, l’astrolabio è un goniometro adatto alla determinazione dell’altezza del Sole e di altre stelle, ai fini della determinazione della latitudine, ovviamente con collimazione a vista nuda nella sua configurazione originaria. Fra Sette e Ottocento vennero costruiti particolari goniometri, ovviamente muniti di cannocchiale astronomico, adatti alla collimazione di astri al passaggio del meridiano, detti per l’appunto “strumenti dei passaggi”, in genere pesanti e complessi, da usare in postazioni fisse, per esempio nelle specole astronomiche. Ma ne vennero prodotti anche di portatili, come quello esposto, e vennero detti genericamente “astrolabi”, proprio per la particolarità del loro uso nella collimazione degli astri. Il noto geodeta Karl Friedrich Gauss (Monti, Selvini 2017) propose nel 1808 il metodo su cui si basa l’impiego dell’astrolabio a cannocchiale e prisma per la misura del tempo t e della latitudine φ. L’astrolabio qui esposto è costituito da un cannocchiale che può ruotare azimutalmente, mentre un prisma equilatero di quarzo è collocato di fronte all’obbiettivo dello strumento, in modo che una sua faccia sia normale all’asse ottico del cannocchiale, mentre le altre due siano inclinate sull’orizzonte di 30°. Sotto al prisma è disposta una bacinella di mercurio, la cui superficie riflettente fornisce un orizzonte artificiale. Lo strumento dà due immagini di una stella avente un’altezza prossima a 60°, una tramite riflessione su una faccia del prisma, l’altra dopo riflessione sulla superficie di mercurio, seguita da riflessione sull’altra faccia inclinata del prisma. Se si ruota lo strumento in modo che la sovrapposizione avvenga al centro dei fili del reticolo del cannocchiale, è possibile determinare l’azimut e l’istante del passaggio della stella all’almucantarat avente h = 60° (Almucantarat è il termine con cui in astronomia si definisce il parallelo della sfera celeste nel sistema di riferimento che ha nello zenit il proprio polo nord; un almucantarat individua, pertanto, i punti aventi la medesima altezza, indicata con h). Questi due dati permettono di ottenere le coordinate della stella, se sono note la latitudine φ del luogo e il tempo t. È anche possibile determinare φ e t osservando una stella le cui coordinate siano note dalle effemeridi. L’esemplare in mostra venne costruito all’inizio del XX secolo da una delle storiche aziende italiane di strumenti di misura, Allemano di Torino. La sua sede attuale è a Voghera e le officine a Carbonara Scrivia (Alessandria); la Allemano produce oggi vari strumenti di misura per un ampio settore tecnologico, ma non più per la geodesia e la topografia.

Carlo Monti, Attilio Selvini

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