opere in mostra

Opere in mostra

 

Pablo Atchugarry - Senza titolo

Senza titolo
Senza titolo

PABLO AT CHUGARRY

(Montevideo, 1954)
 

Senza titolo, 2000
marmo di Carrara, 87 × 16 × 17 cm
collezione privata
Esposizioni: 2000, Monte Carlo, Atchugarry, n. 3.

Il percorso di Pablo Atchugarry, che viene iniziato al mondo della scultura quando vive ancora in Uruguay, sua terra d’origine, passa attraverso una coscienza del classico e del contesto artistico moderno nel medesimo tempo. Se in una fase iniziale risente molto delle influenze dell’arte azteca, dal 1979 entra in contatto con la materia che costituirà lo strumento per eccellenza attraverso cui compiere le proprie sperimentazioni formali: il marmo. Il suo approdo in Europa determina prima un avvicinamento all’arte primitiva, successivamente uno studio approfondito del Rinascimento e del classico. Le sue sculture, perfettamente levigate, giocano attraverso i diversi piani di superficie creando una dimensione in cui pieni e vuoti si compenetrano fino a dialogare con lo spazio. La scultura esposta in mostra, opera del 2000 in marmo di Carrara, costituisce evidente esempio dell’approccio dell’artista. Da qualunque punto la si osservi essa assume fattezze diverse evidenziando la difficoltà di trovare un punto di vista unico. Sebbene non sia particolarmente alta, l’opera possiede un notevole slancio verticale determinato dalle tre punte con cui culmina. Dalla base parte una struttura che si fraziona come attraverso delle pieghe. Questa suddivisione si mantiene lungo la verticale della scultura creando l’effetto di un panneggio attraverso cui l’autore garantisce un senso di leggerezza. Di vitale importanza è la scelta della materia: “Ogni opera, pensata prima di essere sottoposta agli scalpelli dello scultore, che altro non sono, anche nelle odierne versioni pneumatiche, che prolungamenti delle sue mani, va sottoposta alla scelta del marmo, delle sue venature, va considerata dalla presenza di percentuali variabili di carbonati che ne possono condizionare poi la luce ed il colore” (Colombo 2001, p. 13). L’essenza stessa del marmo e il suo forte legame con la cultura classica costituiscono un motivo per lo scultore uruguayano di sviluppo delle forme, le cui “origini affondano nella figurazione stilizzata e, lungo il cammino, hanno decantato dal riferimento realistico a favore di una progressiva semplificazione in un mondo di forme fluidificate che poco si individuano con la realtà di natura” (Colombo 2001, p. 13).

Valentina Raimondo

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