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Pittore inglese - Ritratto di Isaac Newton (copia da Godfrey Kneller, 1689)

Ritratto di Isaac Newton (copia da Godfrey Kneller, 1689)
Ritratto di Isaac Newton (copia da Godfrey Kneller, 1689)

PITTORE INGLESE

Ritratto di Isaac Newton (copia da Godfrey Kneller, 1689), secondo quarto del XVIII secolo
olio su tela, 71 × 58 cm Lovere, Galleria dell’Accademia Tadini, inv. P 403
Bibliografia: Tadini 1828, p. 15, doc. 40; Tadini 1837, p. 17, n. 40; Frizzoni 1903, p. 42, n. 40; Scalzi 1929, p. 117, n. 403; Guicciardini 2018, pp. 6-7.

Il dipinto è già presente nella collezione del conte Tadini come Ritratto di ignoto nel 1816. Nonostante l’intelligente proposta di Enrico Scalzi (1929) di considerarla “copia di un ritratto di Isacco Newton”, l’opera ha suscitato poco interesse ed era conservata nei depositi. Si deve a chi scrive la sua identificazione come copia antica del celebre Ritratto di Isaac Newton di Godfrey Kneller (Earl of Portsmouth, Farleigh Wallop, Basingstoke, Hampshire; Fara 2002, pp. 30-31). Come ha notato Niccolò Guicciardini, che ringrazio, il prestigioso ritratto eseguito nel 1689 a Londra dal pittore di corte rifletteva l’intenzione di Newton, appena eletto rappresentante dell’Università di Cambridge presso il Parlamento, di qualificarsi come uomo politico. Conservato nella propria residenza e passato in seguito ai suoi eredi, il ritratto non risulta esposto, inciso o riprodotto fino al 1857 (Keynes 2005, pp. 12-14, n. II.1 e II.2-5, per le copie antiche), per cui la copia loverese deve essere stata eseguita in presenza dell’originale. Il formato della tela in esame, ora ridotta per adattarla a un telaio più piccolo, era simile alle dimensioni del dipinto di Kneller (74 × 64 cm la tela roverese contro i 73,7 × 61 cm dell’originale). Una serie di dati evidenziati da Roberta Grazioli che ha restaurato il dipinto nel 2015, quali la tipologia del supporto e l’uso di un’imprimitura differenziata – bianca sotto l’incarnato, scura per l’abito e lo sfondo –, non è in contrasto con una possibile origine inglese. Il volto, pur senza raggiungere la penetrante caratterizzazione dell’originale, presenta una stesura pittorica accurata, ma la trascrizione puntuale del panneggio suggerisce l’uso della camera ottica per l’esecuzione della copia, pratica introdotta in Inghilterra nel secondo quarto del Settecento. È suggestiva l’ipotesi che il dipinto appartenesse a Lady Mary Wortley Montagu, che tra il 1749 e il 1755 soggiorna a Lovere e vi acquista e arreda un palazzo. Rapporti personali collegano la nobildonna inglese al pittore Kneller e a personaggi legati a Newton, quali Charles Montagu, conte di Halifax, o l’italiano Antonio Conti. Non è da escludere però che la presenza del ritratto si giustifichi nell’ambito del complesso rapporto che lega Lady Mary al giovane e brillante veneziano Francesco Algarotti, trasferitosi a Londra nel 1736 per perfezionare la propria conoscenza della fisica newtoniana in vista della compilazione di un trattato divulgativo, Il Newtonianismo per le dame (Milano 1737; Napoli 1739). Sarà proprio la speranza di costruire un futuro con lui a spingere la nobildonna nell’estate 1739 a lasciare l’Inghilterra (Halsband 1960, pp. 153-178). Quest’ipotesi è compatibile anche con la datazione dell’opera. È possibile quindi che il dipinto sia stato acquistato da Tadini a Lovere quando fu disperso l’arredo della residenza di Lady Mary. A sostegno di quella che è poco più che una traccia va anche sottolineata la presenza nella collezione di otto rare stampe inglesi realizzate con quella particolarissima tecnica nota come “maniera nera” (di cui sei di John Smith), poco diffuse in ambito italiano.

Marco Albertario

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