opere in mostra

Opere in mostra

 

Pittore olandese - Il Tevere a Castel Sant’Angelo, visto da sud

Il Tevere a Castel Sant’Angelo, visto da sud
Il Tevere a Castel Sant’Angelo, visto da sud

PITTORE OLANDESE (?)

Il Tevere a Castel Sant’Angelo, visto da sud, fine del XVII secolo - inizio del XVIII secolo
olio su tela, 36 × 91 cm Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AF02084AFC
Esposizioni: 2017, Cremona, Lo sguardo sul mondo, n. 15.
Bibliografia: Tesori d’arte 1995, p. 207, n. 370, ill.; A. Rovetta, in Le collezioni d’arte 1998, pp. 279-280, n. 143, ill.; D. Sedini, in Lo sguardo sul mondo 2017, pp. 52-53, n. 15.

Decorato tra il 1669 e il 1670 con dieci statue scolpite sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini, l’antico ponte di Sant’Angelo e l’omonimo castello costituiscono il fulcro visivo della veduta, tratta da sud, lungo la riva del Tevere. A destra si riconosce il gruppo disordinato di case nel borgo di via Giulia e di San Giovanni dei Fiorentini, tra i quali palazzo Altoviti, mentre sul lato opposto si erge il castello, avvolto in un’atmosfera nebbiosa – quasi di fumo – che sembra suggerire un incendio (memorabile fu quello scoppiato nel 1734 presso piazza del Popolo, che richiese persino l’intervento dei cannonieri di Castel Sant’Angelo). Il dipinto è entrato a far parte della Collezione di Fondazione Cariplo nel 1991 a seguito dell’incorporazione del patrimonio dell’Istituto Bancario Italiano (IBI), con un’attribuzione ad Antonio Joli (Modena, 1700 - Napoli, 1770), vedutista attivo a Roma fino al 1732. Successivamente l’immagine dell’opera è comparsa nel volume dedicato ai patrimoni artistici delle banche lombarde con il riferimento – in forma di breve didascalia – a Gaspar van Wittel; un’ipotesi ripresa e approfondita in occasione della più recente catalogazione della collezione da Domenico Sedini, che rintraccia significative somiglianze tra il dipinto in mostra e “l’Isola Tiberina di Stoccarda (Staatsgalerie), databile intorno al 1700, per la resa luminosa e la definizione dell’agglomerato e degli edifici, e il Tevere a San Giovanni dei Fiorentini (Aix-en- Provence, Musée Granet) datato 1715”. Giunto a Roma attorno al 1675, Van Wittel dipinse la veduta di Castel Sant’Angelo tratta da sud in sette versioni – tutte replicate a partire da un disegno a penna e inchiostro (Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Disegni 3, III, 14) –, tra le quali ricordo quella proveniente dalla collezione Torlonia, datata 1706, e un’altra conservata in una raccolta privata, riferibile agli anni tra il 1715 e il 1720 (Il fascino 2015, p. 73). Rispetto a questa serie, tuttavia, l’opera in mostra si differenzia sia per l’inquadratura, che adotta un punto di vista più ravvicinato (escludendo dal primo piano il mulino galleggiante e i ruderi del ponte Neroniano), sia per il taglio prospettico, che nelle opere di Van Wittel si dilata in una visione ampissima consentendo allo sguardo di spingersi fin oltre il ponte, dietro il quale si distende il panorama di Roma dove si distinguono chiaramente villa Medici, la cupola di San Carlo al Corso e la chiesa di Trinità dei Monti. In precedenza anche Alessandro Rovetta, pur riconoscendo nell’opera “il capillare verismo vanvitelliano”, ha evidenziato significative differenze rispetto alla produzione del maestro olandese, caratterizzata da “una descrizione più ricca di particolari e più puntigliosa nella definizione grafica e luministica”, come nel caso della Veduta di Castel Sant’Angelo, datata 1721 e già in collezione Isabella Farnese. Pertanto lo studioso ha posto il dipinto Cariplo anche in relazione con il “vedutismo più rarefatto e disteso di Jacob de Heusch (Utrecht 1656 - Amsterdam 1701) presente a Roma dal 1674 al 1692, e ricettivo di molte istanze vanvitelliane”, proponendo un confronto con Tevere a Ponte Rotto databile agli ultimi anni del Seicento (Salerno 1991, p. 106).

Elena Lissoni

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA