opere in mostra

Opere in mostra

 

Salmeggia Enea, detto Il Talpino - Diana e Callisto

Diana e Callisto
Diana e Callisto

SALMEGGIA ENEA, DETTO IL TALPINO

(Salmezza, circa 1565/70 - Bergamo, 1626)
 

Diana e Callisto, 1615-1620 circa
olio su tela, 125 × 156 cm Collezione Banco BPM, inv. CB-00219-02
Esposizioni:2008, Romano di Lombardia, Collezione Creberg; 2015, Bergamo-Lodi, Grandi Maestri, n. 10.
Bibliografia: Facchinetti 2007a, pp. 53-56; Facchinetti 2007b, pp. 15-23; Gregori 2007, p. 5; Sangalli 2007, pp. 25-31; S. Facchinetti, in Collezione Creberg 2008, pp. 18-19; Plebani 2009, p. 58, n. XIX.

L’episodio di Diana e Callisto, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, è messo in scena in una radura acquitrinosa e boschiva. L’azione si concentra nel proscenio del dipinto, al cui centro esatto si impone Diana (con la falce di luna segnata in fronte e l’arco stretto in mano), ripresa mentre accusa Callisto (l’unica ninfa che indossa le vesti), colpevole di essere stata sedotta da Giove. Al gesto di accusa lanciato da Diana due ninfe compagne tentano di spogliare Callisto, al fine di svelarne lo stato di gravidanza. È l’unico dipinto di soggetto profano compreso nel catalogo di Salmeggia. Che sia un’opera di un certo impegno, destinata a un raffinato collezionista del tempo, è dimostrato anche dal fatto che esistono almeno due disegni preparatori, connessi alla tela, uno conservato all’Accademia Carrara di Bergamo (inv. 436), il secondo all’Ambrosiana di Milano (Cod. F 265 inf.). Il livello di assimilazione leonardesca esibito nel quadro suggerisce una datazione approssimativa, circoscrivibile agli anni 1615-1620, quelli cioè compresi tra lo spicchio di decorazione della cupola di Santa Maria Maggiore (1615) e il Martirio in Sant’Agata nel Carmine (1620), entrambe a Bergamo. L’acme di questo fenomeno di assorbimento si rivela nella testa sorridente della ninfa che sovrasta Callisto, impensabile senza una meditata riflessione su un prototipo di stretta ortodossia leonardesca, come la Madonna del cuscino verde di Andrea Solario (Parigi, Musée du Louvre), nota anche tramite due disegni morbidamente sfumati conservati all’Ambrosiana. L’equilibrio compositivo della scena trova un parallelo e un fondamentale precedente nella decorazione di Bernardino Luini della villa La Pelucca, risalente all’inizio del secondo decennio del Cinquecento. Nel giro dei leonardeschi milanesi Luini è di sicuro il pittore che incarnava maggiormente i gusti retrospettivi di Federico Borromeo, condivisi e assunti a piene mani dal bergamasco Salmeggia.

Simone Facchinetti

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