opere in mostra

Opere in mostra

 

Wunderkammer

WUNDERKAMMER
WUNDERKAMMER

WUNDERKAMMER

La camera delle meraviglie

La prima raccolta di meraviglie che adotta apertamente questo nome è la Kunst und Wunderkammer fondata da Ferdinando del Tirolo nel castello di Ambras, da lui fatto edificare tra il 1564 e il 1589. Il fenomeno del collezionismo di “meraviglie”, che trae le sue origini nel Medioevo, si afferma nella seconda metà del XVI secolo, per trovare piena maturazione nel XVII e proseguire successivamente nei cabinets di curiosità: in questo ampio arco di tempo si assiste alla diffusione di studioli, collezioni, musei enciclopedici, nati con l’intento di riunire “opere singolari e preziose, curiose, inconsuete e inestimabili” uscite dalla mano dell’uomo (artificialia), provenienti dal mondo naturale (naturalia) e da luoghi lontani (exotica), tanto più apprezzate quanto più strane, bizzarre, rare e prodigiose. Il desiderio di rievocare – più che di ricostruire – una possibile Wunderkammer ci ha spinto a esporre qui alcuni esemplari tipologicamente e cronologicamente coerenti con quelli custoditi nelle antiche raccolte, selezionandoli da una collezione privata, cui si aggiunge il calamaio di bronzo in forma di granchio della Galleria dell’Accademia Tadini di Lovere, restaurato in occasione di questa esposizione da Franco Blumer (cat. 17). Nel Cinquecento le manifatture artistiche padovane, in particolare, si specializzarono nell’esecuzione di bronzetti raffiguranti animali, adottando una tecnica tramandata da Plinio il Giovane, ma divulgata da Cennino Cennini, che prevedeva l’impiego di un modello naturale, svuotato dalle interiora, per realizzare la fusione. Rappresentazioni iperrealistiche della natura in tutte le sue irregolarità e imperfezioni, questi bronzetti spesso assolvevano anche a funzioni pratiche, trasformati in sofisticati oggetti da scrivania, come nel caso dei granchi che diventavano calamai e contenitori apribili per il polverino (sabbia finissima con la quale si asciugava l’inchiostro). Dal mondo della natura, inoltre, provenivano gli esemplari più singolari e mostruosi (particolare interesse suscitava la ricerca di animali favolosi e creature mitologiche) che confluivano nelle raccolte degli studiosi – come ad esempio quella di Ulisse Aldrovandi, antesignana del museo di scienze naturali – assecondando il principio di una variabilità illimitata, per il quale la natura rivela meglio la sua forza in ciò che è singolare e irripetibile. Il mare, in particolare, era considerato una specie di summa di tutte le creature esistenti, una collezione universale o microcosmo nel macrocosmo, come ci ricorda Plinio: “tutte le forme e le figure degli animali sono nel mare e non solamente degli animali, ma anche degli utensili”. Così nelle Wunderkammern si affollavano pesci palla, pesci istrice, coralli e conchiglie (cat. 19, 14), soprattutto quelle di Nautilus (cat. 25), particolarmente ricercate tra il Cinque e il Seicento per la lucentezza iridescente della madreperla, lavorata e decorata per ottenere coppe e mesciroba a fini prevalentemente ornamentali. Tra natura e artificio si collocano le loro preziose montature, nelle quali viene riproposto un repertorio fantastico di draghi, serpi e sirene, che rendevano molti reperti e oggetti ancor più desiderati, come nel caso della sfera in legno fossile in mostra (cat. 37) o dell’Atlante intagliato in avorio che sorregge una sfera di giaietto, mineraloide di origine vegetale originato da una famiglia di alberi che si estinse circa 60 milioni di anni fa (cat. 26). Tra le “meraviglie” si colloca l’uovo di struzzo, le cui dimensioni e robustezza suscitavano la curiosità dei primi viaggiatori ed esploratori (cat. 33), immancabile nelle collezioni rinascimentali in quanto simbolo della fertilità e del seme primordiale dal quale sarebbe nato il mondo, nonché emblema di purezza e perfezione. Anche il gioiello è spesso un simbolo, un segno distintivo, un mezzo di comunicazione, in alcuni casi un talismano. Tale simbologia è legata talora alla tipologia in cui rientra, come per il rosario che nasconde una lama all’interno della croce, in altri casi alla gemma o alle diverse pietre preziose con le quali è realizzato. Entrato a far parte delle Wunderkammern come curiosità naturale, il corallo è anche la rappresentazione concreta del salvifico sangue di Cristo, talvolta raffigurato al collo del Bambino, o impiegato con un evidente intento simbolico nelle suppellettili sacre e nell’oreficeria, ad esempio nella croce del Tesoro di San Gennaro (cat. 72). Allo stesso modo del corallo – cui è spesso associato –, pure il cristallo di rocca riveste un valore apotropaico, quindi magico, di protezione contro il male,che deriverebbe dalla sua incontaminata purezza (cat. 35-36). È del tutto particolare, invece, l’uso delle pietre come supporto per la pittura, che ne sfruttava gli elementi morfologici per suggerire scenari paesistici o per alludere a sfondi di cielo di un’intensità unica: l’esempio qui proposto è un preziosissimo Compianto sul Cristo morto dipinto su lapislazzuli (cat. 32), il cui carattere meraviglioso si collega a un esercizio raffinato della vista, “perché abbina un ‘vedere’ fisico, concentrato sull’aspetto della pietra, a un ‘vedere’ fantastico, che permette di unire alle forme di quella le immagini più adatte a ottenerne una scena compiuta” (Squellati Brizio 2000, p. 32). Non c’era collezione che non comprendesse strumenti scientifici, matematici e astronomici, ma anche orologi meccanici e solari (cat. 34), questi ultimi spesso realizzati nel Rinascimento da maestri tedeschi che riunivano estrema precisione, abilità tecnica e arte orafa. Meraviglie destinate a conservare meraviglie erano considerati gli armadi e gli stipi, ovvero i mobili realizzati per racchiudere le collezioni d’arte e di curiosità naturali. In molti casi erano decorati impiegando legni esotici, pietre dure, coralli, ambra, madreperla, talvolta con scene allegoriche, come quello qui esposto. Probabilmente di fattura ligure del Seicento, questo stipo mostra al centro lo stemma della famiglia de’ Medici e la data “1536”, e tutt’intorno amazzoni, cariatidi e uccelli scolpiti, il cui significato probabilmente si legava agli oggetti rari e preziosi che vi erano custoditi (cat. 39).

Francesco Gavazzeni, Elena Lissoni

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