opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Feragutti Visconti - Ricordati della mamma

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ADOLFO FERAGUTTI VISCONTI

(Pura, Canton Ticino, 1850 - Milano, 1924)
 

Ricordati della mamma, 1896-1904
olio su tela, 154 x 116 cm firmato in basso a sinistra verso il centro: “A. Feragutti Visconti” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0082
Esposizioni: 1904, Lugano,Teatro Apollo (senza catalogo), s.n.; 1999, Genova, Scoperta del Mare, n. 35; 2009, Pavia, H bacio, n. 34. Bibliografia: Cose d’arte 1904, p. 2; Tesori d’arte 1995, p. 252, ili. n. 476; Scoperta del Mare 1999, n. 35, p. 222, ili.; Le collezioni d’arte 1999, n. 78, pp. 155-157, ili.; H bacio 2009, ili. n. 34, p. 98; Ginex 2011, n. 83, pp. 24-25, p. 274 (con bibliografia prece¬dente); Mater. Percorsi simbolici 2015, ili. p. 335.

Nel 1887 Luigi Bianchi espone alla mostra naziona­le di Venezia Addio agli emigranti, certamente visto da Feragutti, che alla stessa rassegna, poche sale più in là, presentava tre opere.

Il soggetto, di drammatica attualità, era stato affrontato in area francese e anglosassone già alla metà del secolo — ricordo almeno Les emigrants di Honoré Daumier, opera plastica di cui erano molto note le diverse versioni ese­guite tra il 1848 e il 1851, e Ultimo sguardo all’Inghilterra di Ford Madox Brown, del 1853 — mentre nella produ­zione d’area italiana compare solo attorno al 1880, in significativa coincidenza cronologica con un progres­sivo, rapido aumento dell’emigrazione, sia dalle regioni italiane, sia dal Canton Ticino. Gli artisti traducono il disagio, la speranza, l’attesa legate al distacco dal pro­prio Paese in opere di forte impatto emotivo, tra le quali due delle più precoci sono Torna il babbo, eseguita nel 1883 da Egisto Ferroni, e Emigranti esposto a Brera nel 1885 da Amerino Cagnoni. Sulla descrizione di porti, moli e banchine dai quali partivano migliaia di emi­granti indugeranno invece in tempi e con esiti diversi,
con intenzione documentaria o illustrativa, Angiolo Tommasi, Raffaello Gambogi e Arnaldo Ferraguti in opere che condividono l’icasticità del titolo: Gli emi­granti. Il tema della sosta e dell’attesa era inoltre già sta­to trattato anche in scultura dal bresciano Domenico Ghidoni che aveva proposto il gesso grande al vero di Emigranti alla Prima triennale di Brera del 1891, dove ot­tenne il premio Tantardini. E ancora, per aggiungere un altro esempio, Madre di emigranti del milanese Alessandro Vanotti si aggiudicò nel 1892 il premio del concorso di pittura braidense della Fondazione Canonica.

Feragutti si inserisce in questo importante tema ico­nografico della pittura di verismo sociale nel 1891, con Una partenza, presentata all’Esposizione artistica Svizzera di Lugano, riprendendo in seguito, più volte, lo stesso soggetto, fino all’opera considerata definiti­va, esposta nel 1903 all’Esposizione internazionale di Venezia e oggi dispersa. La tela in Collezione è invece identificabile con una ulteriore redazione del soggetto, presentato alla mostra personale allestita al teatro Apollo di Lugano nel 1904.

È difficile non leggere nella tormentata, sofferta, lunga gestazione dell’opera, ripercorribile nelle lettere invia­te dall’artista a un amico, una componente psicologica autobiografica: il piccolo emigrante che lascia la terra natale e l’affetto materno è lo stesso Feragutti, per tutta la vita inquieto, diviso tra due patrie.

Lo struggente addio materno a un piccolo e smarrito emigrante, consumato su un molo spoglio di ogni at­trattiva aneddotica, è ripreso dal molo di Gandria, paese di emigranti sul lago di Lugano, da dove partivano per la prima tappa del loro viaggio uomini, donne e fanciulli del luogo e dei dintorni, diretti verso l’Italia, ma anche oltreoceano.

Giovanna Ginex

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