opere in mostra

Opere in mostra

 

Angelo Pietrasanta - Asinello e cavallo

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ANGELO PIETRASANTA

(Codogno, Lodi, 1834 - Milano, 1876)
 

Asinelio e cavallo, 1870 circa
olio su tela, 55 x 35 cm collezione privata
Esposizioni: 1934, Codogno, Mostra di pitture, n. 23; 1984, Codogno, Angelo Pietrasanta, s.n. Bibliografia: Bucci 1934; Mostra di pitture 1934, n. 23, s.n.p.; Angelo Pietrasanta 1966, ili.

Nel 1934 il dipinto figurava alla mostra allestita nel­le sale comunali di Codogno, città d’origine di Angelo Pietrasanta, in occasione del centenario della sua nascita. L’esposizione rappresentava un fondamentale momento di riflessione critica sulla figura dell’artista, poiché per la prima volta ben trentanove opere ne ripercorrevano la carriera dagli esordi fino agli studi per la decorazione dell’Incoronata di Lodi, lasciata incompiuta a causa della sua improvvisa scomparsa.

Sia nella scelta del soggetto, sia per la composizione, Asinelio e cavallo costituisce un unicum nel repertorio del pittore, noto soprattutto come raffinato ritrattista, inter­prete di scene di ispirazione storico-letteraria e allegorica. Alla metà dell’Ottocento le composizioni di animali ot­tennero una buona accoglienza presso la borghesia im­prenditoriale lombarda, apprezzate per lo scrupoloso studio dal vero e per i significati morali cui alludevano, qualificandosi come una particolare variante della pittura di genere di maggior successo. L’opera in mostra — se­gnalatami da Fabio Zignani — raffigura un cavallo bianco, condotto da un fattore, insieme a un asino bardato per il tiro pesante, celando un’allusione a sfondo sociale fa­cilmente riconducibile al contesto di una cittadina rurale come Codogno, la cui economia nell’Ottocento si fonda­va sulla eccezionale ricchezza dell’agricoltura e dell’alleva­mento. A uno dei numerosi soggiorni del pittore nella sua città di nascita potrebbe risalire l’esecuzione del dipinto, realizzato su una tela di riuso, già impiegata in precedenza per un’altra composizione, dal momento che ad un’osser­vazione ravvicinata è stato possibile riconoscere in diversi punti tracce di una precedente stesura pittorica.

Di certo uno studio dal vero, non condotto di getto bensì molto rifinito, il quadro si distingue dalla pittura lombar­da di impronta naturalista per la sintesi delle forme e per la straordinaria modernità della composizione, costruita annullando la prospettiva, su due piani sovrapposti, attra­verso minimi riferimenti ambientali. Una soluzione deri­vata dallo studio dei grandi maestri toscani del Tre e del Quattrocento indagati anche dai pittori macchiaioli negli stessi anni della presenza di Pietrasanta a Firenze. Telemaco Signorini lo ricorda al caffi Michelangelo nel 1855 (Signorini 1893, pp. 77-78) e certamente il pittore codo- gnese vi fece nuovamente ritorno nel 1858, grazie al pre­mio conseguito con il pensionato Oggioni, e nel 1872 per affrescare gli ambienti di villa Oppenheim. Nel ricercare un diretto riferimento per questo quadro “sapido di remi­niscenze toscane” (Bucci 1934), si potrebbe azzardare ima corrispondenza con i numerosi studi di cavalli di Giovanni Fattori, un artista che Pietrasanta certamente conosceva e frequentava, come documenta una lettera inviata all’amico Eleuterio Pagliano attorno al 1872 (“Fattori lo viddi per strada un giorno, ma siccome io in Firenze non ci vengo che alla sera [...] mi serbo di andare a trovarii tutti finito che avrò i miei lavori”; Putti 2009, pp. 26-27). E possibile, quindi, che il pittore codognese avesse visitato lo studio di Fattori, all’epoca impegnato a dipingere composizioni di cavalli destinate alle esposizioni, come Pasture maremmane e Criniere al vento (1872 circa, collezione privata, entrambi), oltre a piccole tavolette, folgoranti nell’estrema sintesi del­la forma, tra le quali Impressione juori Porta Romana (1870 circa,Viareggio, Istituto Matteucci).

Elena Lissoni

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