opere in mostra

Opere in mostra

 

Enrico Spelta - Ritorno dal lavoro

16 SPELTA BPL 038 A pixel
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ENRICO SPELTA

(Lodi, 1879-1940)
 

Ritorno dal lavoro, 1929 circa
olio su tela, 100 x 160 cm Gruppo Banco BPM, Collezione Banca Popolare di Lodi, inv. BPL 38
Esposizioni: 1929, Lodi, Mostra Artistica, n. 19; 1954, Lodi, Enrico Spelta, n. 20; 2007, Lodi, Ottocento Novecento, n. 53 Bibliografi a: Mostra Artistica 1929 (elenco manoscritto, riportato in dattiloscritto); Enrico Spelta 1954; Gipponi 2003, p. 24; Micrani 2006, copertina (particolare), pp. 290-291, 305-306; P. Plebani, in Ottocento Novecento 2007, pp. 113, ill. 139, 226.

La mostra indetta nel 1929 dalla Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso, dove il grande quadro di Spelta fu ammirato per le dimensioni e la complessità della scena (“L’Unione”, 31 gennaio 1929), chiude a Lodi il decennio che ha visto le iniziative d’arte diventare meno occasionali. Aperto nel 1922 a Palazzo Barni con la personale di Giuseppe Vailetti, l’insieme di rassegne, descritto dalle cronache con lusinghieri successi di visitatori e di vendite, aveva espresso tre anni dopo l’importante episodio della Mostra Circondariale che per la prima volta aveva riunito gli autori del territorio. Per Spelta fu probabilmente quella, all’età di quarantasei anni, l’occasione del debutto espositivo, affidato alla tela Le tre vecchie (1920 circa), subito acquistata dal Comune di Lodi. Fino a quel momento il pittore aveva condotto la sua ricerca rigorosa e autocritica nella riservatezza dello studio, accompagnandola all’insegnamento delle discipline artistiche al collegio San Francesco. Nel 1929 risponde all’invito della Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso, di cui era membro, esponendo undici opere nella Sala B dei locali della Camera di Commercio, che aveva sede nel Palazzo Pitoletti di via XX Settembre (Mostra Artistica 1929, Elenco delle opere). Nel corpus di prevalente tema paesaggistico, con numerose vedute valdostane emblematiche di quella che fu insieme al ritratto la componente più ampia della sua produzione, la scena corale di Ritorno dal lavoro dovette essere notata come innovativa, nel panorama lodigiano attestato sulla pittura di ritratto, di natura morta e di paesaggio. Spelta vi riprende l’indagine sulla vicenda umana avviata con Le tre vecchie. Mutata la situazione e il clima coloristico, resta come elemento comune alle due tele il senso di incomunicabilità tra i personaggi. Se nel più intenso tonalismo del primo quadro è l’alienazione della vecchiaia a chiudere ognuna delle donne nella solitudine, in Ritorno dal lavoro è invece la fatica della giornata trascorsa a isolare ciascuno dei protagonisti della marcia silenziosa. Compositivamente più complesso rispetto alla prospettiva frontale del quadro precedente, il dipinto ricerca il messaggio di insieme più che le singole interpretazioni psicologiche: l’autore non rinuncia a farsi interprete delle tematiche sociali accolte dalla pittura del secondo Ottocento lombardo, con sentimenti di umana partecipazione più che di denuncia Nella salda composizione, la luce del ricco tessuto cromatico rivela le fi gure su uno sfondo di ambientazione crepuscolare con il predominio degli arancio luminosi. Alcune risultano di viva caratterizzazione fisiognomica: desunte, può essere, dai numerosi Studi di testa, uno presentato nella stessa occasione espositiva (n. 16); e Tipi di contadine lombarde è anche il titolo del quadro pure acquistato dal Municipio, in occasione della mostra del 1925. “Maestro del colore e della tecnica, faceva scorrere nelle sue tele tonalità preziose e profonde”, scriveva il pittore Angelo Monico nel catalogo della mostra da lui curata nel 1954 al Museo Civico insieme all’allora direttore dell’Istituzione, Giuseppe Cremascoli, e allo scultore Gianni Vigorelli. È stata questa l’unica personale, sia pure giunta post mortem, dedicata a Spelta dalla sua città.

Marina Arensi

 

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