opere in mostra

Opere in mostra

 

Francesco Hayez - Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili col figlio Giuseppe

25 Hayez pixel
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FRANCESCO HAYEZ

(Venezia, 1791 - Milano, 1882)
 

Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe, 1833
olio su tela, 129 x 105 cm Lodi, Museo Civico, inv. 392, in comodato da ASST, Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lodi
Esposizioni: 1833, Milano, Esposizione dei grandi e piccoli concorsi, n,12D; 1983-1984, Milano, Hayez, n. 66; 1998, Padova, Hayez dal mito, al bado n. 33; 2007, Lodi, Ottocento Novecento, n 3; 2008, Roma, Ottocento, n. 38; 2009-2010, Milano, Scoperte e riscoperte, s.n.; 2010, Torino, Vittorio Emanuele II; 2015-2016, Lodi, Lodi 1900-1950, s.n. Bibliografia: Hayez 1983, n. 66, p. 139-140; Mazzocca 1994, n. 192, p. 233 (con bibliografia precedente); F. Mazzocca, in Ottocento 2008, n. 38, pp. 168-169; F. Mazzocca, in Scoperte e riscoperte 2009, pp. 130-132.

Questo strepitoso dipinto, uno dei vertici della produzio­ne ritrattistica di Francesco Hayez, fu realizzato nel 1833 “per ordinazione della signora contessa Teresa Zumali nata Marsili, di Bologna”. Proveniente da una delle più il­lustri e antiche famiglie bolognesi, nel 1819Teresa Marsili si unì in matrimonio con Giuseppe Zumali che, scom­parso nel febbraio del 1828, la lasciò erede di un vasto pa­trimonio terriero e in attesa del figjio Giuseppe, destinato a morire, pochi anni dopo, nel 1831. Nel marzo del 1834 sposò Francesco Cavezzali, esponente di un’agiatissima famigjia lodigiana di chimici e imprenditori, ma il matri­monio ebbe breve durata per la morte della ancor giova­ne sposa nel settembre dello stesso anno. Estremamente raffinata nelle scelte artistiche, prima di commissionare questo ritratto a Francesco Hayez, Teresa aveva affidato a Gaetano Manfredini l’esecuzione di un monumento fu­nebre su disegno di Pelagio Palagi, in ricordo del primo marito e del figlio, che fu collocato nella chiesa della villa che Cavezzali fece edificare tra il 1836 e il 1845 nei pres­si del fiume Tormo fuori Lodi. In questa nuova dimora

Cavezzali riunì numerose opere d’arte, realizzando ima raccolta d’arte contemporanea tra le più significative del proprio tempo. Durante gli anni trenta dell’Ottocento Francesco Hayez si contendeva con Giuseppe Molteni il primato nel genere della ritrattistica, opponendo alle smaglianti e sfarzose immagini del suo antagonista un raffinato equilibrio tra interpretazione dei sentimenti, introspezione psicologica e valorizzazione pittorica degli abiti. Caratteristiche che si ritrovano anche in quest’o­pera, commovente nel restituire l’intensità del legame tra la giovane donna e il figlio, già scomparso all’epoca della sua esecuzione, qui evocato nella vestina nera “che si contrappone in un coraggioso contrasto cromatico, al colore sfolgorante di porpora e di luce dell’abito elegan­tissimo della madre”. Recuperando nell’impostazione l’iconografia della Vergine con il Bambino, il quadro as­sume una dimensione solenne, nella quale madre e figlio sono di nuovo riuniti dal potere della rappresentazione, nell’artificio del ritratto che perpetua l’immagine al di là dei limiti dello spazio e del tempo. Questa tensione nel restituire con efficacia il sentimento doloroso della perdita degli affetti, insieme a una superba ricerca formale e cromatica, si rintraccia in altri capolavori hayeziani dei primi anni trenta, come il Ritratto di Luigia Mylius Vitali, che raffigura la giovane vedova mentre rivolge lo sguardo all’immagine scolpita del marito defunto (Loveno, Villa Vigoni), e quello di Cristina Belgiojoso in esilio, in silenzio­so colloquio con il busto della madre (collezione privata). Da questi ultimi, tuttavia, il ritratto in mostra si distingue per la sottile inquietudine della figura, animata da uno scatto nervoso, riconducibile al manierismo emiliano, e per “una sorta di spettrale monumentabtà che rimanda [...] ai drammatici ritratti di Sebastiano del Piombo” (F. Mazzocca, in Scoperte e riscoperte 2009, p. 134).

Elena Lissoni

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