opere in mostra

Opere in mostra

 

Giorgio Belloni - Il faggio dei poeti

17 Belloni pixel
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GIORGIO BELLONI

(Codogno, Lodi, 1861 - Azzano di Mezzegra, Como, 1944)
 

Il faggio dei poeti (Erbezzo), 1889-1890
olio su tela, 60 x 90 cm fi rmato in basso a destra: “GBelloni” collezione privata
Esposizioni: 1890, Milano, Esposizione annuale, sala F, n. 204; 2008, Modena, Naturalismo nella pittura, s. n.; 2016, Orzinuovi, Vita dei campi, n. 7. Bibliografi a: Esposizione annuale 1890, n. 204, p. 23; Le Belle Arti 1890, pp. 134-135, p. 133 ill.; Piceni 1980, tav. 19 (Fra i monti, dimensioni errate 40 x 60 cm); Boschini 2004-2005, p. 141; Boschini 2007, p. 155, n. 103, tav. 4.

Compiuti gli studi accademici a Brera, attorno al 1884 Giorgio Belloni lascia Milano diretto a San Pietro di Legnago, dove soggiorna con l’amico e collega Giuseppe Mentessi e con il cugino Piero Belloni Betti, quindi si trasferisce a Verona, partecipando con assiduità alle rassegne annuali dal 1886. In questi anni si dedica a diversi generi pittorici, prediligendo il paesaggio, mentre intensifica l’attività espositiva inviando le proprie opere all’Esposizione Internazionale di Monaco del 1888, a quella Universale di Parigi (1889) e alle Promotrici di Torino e di Genova. Una breve nota su “L’Adige” del 15 marzo 1890 annuncia il ritorno a Milano del “simpatico e valoroso pittore”, che si presenta immediatamente alla mostra annuale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente con quattro opere, tra le quali Il faggio dei poeti (Erbezzo). Riprodotto in incisione su “Il Secolo Illustrato”, il quadro impressionò la critica: “Il Belloni ha estrinsecato altri soggetti e fra tutti il più bello è il suo Faggio dei poeti, uno studio dal vero fatto ad Erbezzo. Una pianta poderosa, superba nella sua chioma verde, si erge in vetta a un ciglione sassoso e spicca sul fondo azzurro del cielo. [...]. L’aria limpida e pura regna sovra l’ampio paesaggio, che rimane impresso tenacemente nella fantasia, come certi punti della campagna e della montagna, prediletti per le soste abituali e le lunghe fantasticherie”. Accostabile a Marascari e Maggio per il taglio diagonale della composizione, Il faggio dei poeti rientra in un importante nucleo di opere ispirato al paesaggio dei monti Lessini, nei pressi di Verona, tra le quali Sopra i monti di Erbezzo che fi gurava in vendita per la cifra altissima di 3.000 lire alla Società di Belle Arti di Verona nel 1889, erroneamente identificato da Ilaria Boschini con il dipinto in mostra. Sui monti di Erbezzo – lo stesso quadro appena ricordato, o forse una variante – fu presentato all’Esposizione libera di Belle Arti, organizzata in margine alla Triennale di Brera del 1891, quindi alla Mostra individuale dedicata all’artista presso la XI Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia nel 1914. Attorno al 1889 l’artista si reca in quei luoghi a dipingere in compagnia dell’amico Mentessi. Entrambi perseguono una ricerca verso il superamento del naturalismo, da cui pure avevano preso le mosse rifacendosi alla lezione di Filippo Carcano. Già nel 1885, infatti, Gustavo Macchi riconosceva a Belloni una peculiare capacità di “rendere il vero, imbevuto dal sentimento personale dell’artista” (Macchi 1885). A questa dimensione lirica ed emozionale del paesaggio rimanda anche il titolo dell’opera, che allude al celeberrimo incipit della prima Egloga delle Bucoliche virgiliane (Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi/ silvestrem tenui Musam meditaris avena; Titiro, tu che riposi all’ombra di un ampio faggio/ vai modulando con il flauto dolce un canto agreste), sogno di un mondo campestre cantato nella sua intatta bellezza ideale.

Elena Lissoni

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