opere in mostra

Opere in mostra

 

Giovanni Migliara - La piazza Maggiore di Lodi

37 MIGLIARA I pixel
37 MIGLIARA I pixel

GIOVANNI MIGLIARA

(Alessandria, 1785 - Milano, 1837)
 

La piazza Maggiore di Lodi, 1808-1814
acquerello e collage su carta, 244 x 331 mm Lodi, Museo Civico, inv. 211
Bibliografi a: Martani 1883, n. 342, p. 53; Mensi 1937, p. 23; Sciolla 1977, pp. 36-37, fi g. 117; 122-123; Lise 1982, pp. 62-63, 66, 86-87; Monza 1997, pp. 5-27, fi g. 5; Aldini 2012, p. 72.

Acquistato dalla Deputazione di Storia Patria nel 1796, l’acquerello entra a far parte delle collezioni del Museo Civico dal 1883 come si deduce dal catalogo di Martani. L’opera riveste un importante valore documentario perché riproduce una veduta della piazza Maggiore di Lodi al tempo in cui era eretto, al centro della stessa, il monumento commemorativo della Battaglia del ponte di Lodi del 10 maggio 1796. Il monumento, eseguito su progetto dell’architetto ticinese Giocondo Albertolli (Lise 1982, p. 58) per volere del viceré del Regno d’Italia Eugenio de Beauharnais, fu inaugurato il 13 maggio del 1808 e poi distrutto dagli Austriaci il 16 aprile del 1814, lasso di tempo che ci permette collocare la realizzazione dell’opera. Alcune delle sue parti vennero poi riutilizzate per completare alcuni edifi ci della città, per esempio le colonne del portico del Broletto sul lato prospiciente alla omonima piazza, e come rinforzo del pavimento del sagrato (Lise 1982, p. 61). Le “pietre” delle parti decorative furono ritirate dall’architetto Cristoforo Picolli e successivamente donate alla municipalità nel 1866, tramite il lascito del nipote Francesco (Archivio storico comunale, Lodi, b. 210, fasc. 206). Una porzione dell’altorilievo con scene di battaglia che decorava l’elemento cilindrico è conservata nel cortile della Biblioteca Comunale Laudense (Martani 1883, n. 87, p. 36). La veduta della piazza propone i lati sud e ovest, privilegiando la parte laica del cuore della città, dove affaccia il palazzo Vistarini-Barni – unico edifi cio nobiliare che tuttora conserva gli archi a sesto acuto del portico e le relative fi nestre con cornici di terracotta –, fi ancheggiato da corso Vittorio Emanuele II. Ripresa da un punto di vista ribassato, la scena urbana occupa il primo piano con il mercato, dove oltre alla vendita dei prodotti venivano trattati gli affari commerciali e agrari. Sia i personaggi che animano la piazza, redatti in piccole scene, sia alcuni elementi architettonici degli edifi ci sono resi minuziosamente in tutti i particolari. Si noti per esempio la dovizia con cui viene tracciata la pesa comunale, posta sul terzo arco del lato sud della piazza, utilizzata per il conteggio dei carichi di fi eno e legna, così come la raffi gurazione dell’edifi cio posto all’angolo di via Marsala – che spezza la successione dei portici poggiando su una grande colonna centrale –, demolito nel 1825. I colori dalle brillanti cromature sono accentuati da parti in ritaglio applicate sul foglio, che ne fanno risaltare ombra e spessore. Immediato è il rimando alla produzione delle numerose miniature, in piccolissimo formato, realizzate su seta applicata su vetro (fi xés) e su avorio, attività cui l’autore si dedicò costantemente. Profondo conoscitore della pittura veneziana, fi amminga e olandese del Settecento, ne adotta le caratteristiche evolvendole nel suo specifi co gusto romantico e pittoresco, previlegiando le visioni prospettiche di monumenti urbani, interni monumentali, vedute di fantasia. Un medesimo soggetto, anch’esso opera di Migliara, in acquerello monocromo, è nella collezione del Museo Civico (inv. 212). La piazza ha un’angolazione più ravvicinata e ci dà la possibilità di ricostruire altri dettagli del monumento che riporta la traccia delle iscrizioni sul basamento, eseguite dallo scalpellino Carlo Sartorelli (Lise 1982, p. 64).

Cecilia Cametti

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