opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Novello - La fiera del bestiame

14 Novello 4564 pixel
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GIUSEPPE NOVELLO

(Codogno, Lodi, 1897-1988)
 

La fiera del bestiame, 1926
olio su tavola, 40 x 80 cm Codogno, Raccolta d’Arte “Carlo Lamberti”, inv. 37
Iscrizioni: sul verso della tavola, a sinistra,“Fiera di Codogno 1926”; timbratura al centro,“opera autentica di G. Novello Bibliografia: La fiera autunnale 2010, p. 19 (ili.).

La costruzione per piani larghi e linee orizzontali e la solida impostazione prospettica delle opere dello zio Giorgio Belloni nel cui studio inizia la formazione ar­tistica, costituiscono gli elementi compositivi adotta­ti dall’autore nei dipinti di paesaggio, specie negli anni venti ai quali risale il quadro in esame. In questo ambito, Novello manifesta l’interesse desunto da Belloni per la rappresentazione della realtà naturale, con l’attenzione al dialogo tra valori cromatici e luministici che segna anche gli interni di sapore ottocentesco, componenti il panora­ma delle sue tematiche insieme al ritratto e alle scene della vita di provincia. Per il paesaggio, l’attenzione è concen­trata nel terzo decennio del Novecento sulla campagna della bassa lodigiana e sui luoghi dell’amata Codogno, mai abbandonata da Novello che dividerà la sua vita tra la casa natale e Milano dove, allievo di Ambrogio Alciati, aveva frequentato l’Accademia di Brera dopo la laurea in Giurisprudenza. Il premio letterario Bagutta lo avrà come assiduo animatore, lungo il percorso che alterna 1’illustrazione umoristica alla pittura.

Nel catalogo dei numerosi dipinti di ambiente codognese si iscrive un quadro come La fiera del bestiame, che so­stanzia un linguaggio ben distante dalla densità compatta delle vedute di qualche armo successive, come La vecchia stazione di Milano o Buratto, piazza Galuppi (1930), e di differente procedimento espressivo anche rispetto a più aneddotiche immagini di trent’anni dopo ugualmente ritraenti momenti locali, come Fiera di Codogno e Lucia
di Lammermoor (Novello. Pittore e umorista 1997, pp. 36-37, ili. 25, 26). La vivace scena che agisce nel paesaggio in­duce infatti Novello a ricorrere a una condotta pittorica abbreviata, capace di tradurre con spontaneità l’atmosfera vibrante della festa. Il tempo autunnale della sagra, con la compravendita delle merci e degli animali protagonisti della vita agricola, è reso attraverso la frammentazione del colore in pennellate sintetiche e sottili che avvolgono lo spazio di una foschia più brumosa lungo la linea degli edifici che si apre sull’orizzonte all’imbocco dell’attuale via Mazzini, laddove il sole calante tinge il cielo, defi­nendo il punto di fuga della prospettiva. Sede della fiera, istituita nel 1791, era divenuto dal 1911 il grande spazio del Foro Boario (F. Pallavera, in La fiera autunnale 2010, p. 131) che si estendeva nella zona adiacente all’attuale ospedale. Novello la dipinge nella veste novembrina, in­vasa da una moltitudine di persone in movimento e di ammali, specie cavalli, di carri e di attrezzi, con la scrittura corsiva che attinge a una tavolozza di bruni e di ocra: una scelta di cui si coglie l’intento espressivo confron­tando l’opera con l’intimismo della quieta Sala da pranzo pure del 1926 (Novello pittore e umorista 1997, pag. 19, ili. 4), densa invece di colore pastoso. Emblematico del par­tecipe sentimento di Novello alla tradizione della fiera, tuttora fortemente sentita dai codognesi, il quadro trova riscontro tematico nella nutrita serie di disegni e dipinti dell’autore in collezioni private, oltre che nei manifesti: fu Novello a realizzare nel 1957 il primo della serie. Mai esposto in precedenza, il dipinto è confluito per donazio­ne nella raccolta della Fondazione Lamberti di Codogno — aperta al pubblico nel 1973 per iniziativa dello stesso Novello — dove il soggetto figura anche nella piccola ta­vola Fiera di Codogno del 1921 (Marubbi 1992, pp. 188­189 ili.), dipinta invece a dense pennellate riassuntive.

Marina Arensi

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