opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Vailetti - L'albero di Giuda

40 Vailetti pixel
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GIUSEPPE VAILETTI

(Lodi, 1889-1950)
 

L’albero di Giuda, 1931
olio su tela, 71x 62 cm
fi rmato e datato in basso a sinistra “G. Vailetti 1931” collezione privata

Il 1931 è per Vailetti un anno di intensa e qualifi cata produzione, segnata da opere conosciute e considerate tra i suoi più alti raggiungimenti, come Marzo lodigiano, Campagna lodigiana o L’Isola Caprera sotto la neve: tutte pervase dalla calma poesia del paesaggio ispirata al pittore dalla terra natale e dal suo fi ume nelle differenti anime stagionali, impressa nelle trasparenze dei corsi d’acqua primaverili e nella nitidezza delle nevi sui campi, come nelle più velate atmosfere autunnali. Denominatore ricorrente è però sempre, in questi quadri noti dove il pittore sperimenta cautamente anche la tecnica del colore diviso, la scelta compositiva che inquadra il soggetto lasciando poi spaziare lo sguardo fi no all’orizzonte: la profondità della prospettiva come elemento del respiro che, allo stesso modo dell’aria che raggela le acque dei fossi di Vailetti o circola tra i rami delle sue campagne, libera la veduta facendo vivere ogni scorcio nel contesto di un più ampio scenario. Di impostazione completamente differente è il quadro proveniente dal mercato antiquario senza indicazione di titolo, singolare nella produzione nota di Vailetti in quanto il paesaggio si riveste qui di connotazioni intimiste, intrise di sottile malinconia. La fi tta vegetazione trattiene l’osservatore all’interno di quello che vasi di fi ori su piedistalli decorati indicano come un parco probabilmente esteso intorno a un edifi cio, un’ipotesi avvalorata dalla presenza del sentiero dissimulato dalla vegetazione e dei pilastri di ciò che potrebbe essere un ingresso, aperto sullo spazio esterno. Il progressivo infi ttirsi di ombre del sottobosco si perde qui in una foschia che accorda profondità al paesaggio, ritratto sur le motif secondo il credo di Vailetti della “natura come maestra” (Tea 1962, p. 6): una pratica pittorica che gli consente di studiare la resa atmosferica dei luoghi, fermati nel caso in esame nell’ora precedente l’imbrunire. Diversa, rispetto a lavori pressoché coevi che hanno come protagonista la vegetazione, è anche la stesura pittorica che riproduce il rigoglio dei verdi, nel tempo primaverile alluso con singolari punte di pennello a tinte rosa in rilievo che simulano la fi oritura tipica della pianta nota come “albero di Giuda” in primo piano: i suoi fi ori sbocciano dai rami, che solo successivamente si coprono di foglie. Alle sintetiche masse compatte del verde in opere come Belgiardino del 1930 (collezione privata) si sostituisce infatti qui una più particolareggiata e rarefatta descrizione, che lascia fi ltrare sullo sfondo l’azzurro del cielo pronto a farsi cupo, similmente a quanto avviene in Nel bosco (collezione privata), un quadro non datato ma dipinto presumibilmente in epoca non distante. Il dipinto non è citato nelle recensioni giornalistiche dedicate nel 1932 alla mostra di Vailetti che ebbe luogo in dicembre in un imprecisato Salone di piazza Vittoria: la sua seconda personale dopo quella di esordio nel 1922 a palazzo Barni di corso Vittorio Emanuele, allora sede della Società Canottieri Adda, dove aveva ricevuto discordi giudizi critici. In questi primi anni trenta della sua maturità Vailetti è invece un pittore ormai affermato, riconosciuto come il cantore della terra lodigiana. La mancata menzione di un quadro che come quello esposto si distacca per soggetto e impostazione compositiva dalle citate opere coeve, alle quali fanno invece riferimento i resoconti, può far pensare a un lavoro eseguito su commissione, e per questo assente dalla rassegna; verso l’ipotesi potrebbe indirizzare anche il grande formato della tela, non frequente nella produzione di Vailetti, in parte ancora da scoprire quella delle collezioni private.

Marina Arensi

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