opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Vajani - Nostalgica

30 VAJANI pixel
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GIUSEPPE VAJANI

(Lodi, 1886 - Milano, 1937)
 

Nostalgica, 1927
acquerello su carta applicata su cartone, 88 x 71 cm fi rmato in basso a sinistra “G. Vajani”; al verso, al centro del telaio in alto, etichetta cartacea, a inchiostro “Esposizione Nazionale Artisti Combattenti. Giuseppe Vajani. Nostalgica” Lodi, Museo Civico, inv 160, 1997, 000160
Esposizioni: 1927, Milano, Esposizione degli artisti combattenti, sala VII, n. 177; 1978, Lodi, Mostra permanente, s.n.; 1980, Lodi, Museo Civico, Mezzo secolo di pittura lodigiana (senza catalogo). Bibliografi a: Esposizione degli artisti combattenti 1927, n. 177, p. 40; Mostra permanente 1978, p. 13, ill.; Novasconi 1980, pp. 140-141, ill.; Gipponi 2003, pp. 26-27, ill; Micrani 2006, p. 290, nota 71; ill. n. 28, p. 264; S. Rebora, in Ottocento Novecento 2007, p. 30, ill.

Il dipinto fu presentato, nello stesso 1927 della sua realizzazione, alla Esposizione degli Artisti Combattenti allestita al Palazzo della Permanente di Milano, come attesta l’etichetta incollata al telaio sul verso del quadro; l’acquisizione da parte del Museo di Lodi avvenne nel mese di agosto. Per Giuseppe Vajani è questo l’anno che segue alla partecipazione alla Biennale di Venezia con Nudo di donna, ora alla Galleria di Arte Moderna di Milano. Ma anziché alla sensualità delle forme rivelate, che contraddistingue uno dei fi loni pittorici dedicati dall’autore all’immagine femminile, la protagonista di Nostalgica affi da l’attrattiva al languore del corpo semisdraiato, lo sguardo perduto in un ricordo o in un pensiero; i più immediati riferimenti si trovano in opere note e di similare introspezione psicologica come Ex imo corde del 1920 o Donna con violino del 1924, ugualmente espressive dell’interesse di Vajani per la dimensione luministica e i rapporti cromatici. Con la tela del 1924, di proprietà della Banca Popolare Italiana, Nostalgica condivide la postura abbandonata della donna e l’espressione sognante del volto. Ma ad apparire evidente è anche la somiglianza tra i lineamenti delle protagoniste, tanto da poter essere considerata l’ipotesi che la persona ritratta sia la medesima. Nell’indagine sulla fi gura femminile, centrale per il pittore specie negli anni venti, il quadro risulta anche emblematico del singolare uso dell’acquerello con sovrapposti tratti di pastello: Vajani lo utilizzò, come in questo caso, anche su carte di ampio formato, preferendo alle trasparenze del colore diluito una stesura più addensata che non compromette tuttavia la resa luministica, assicurarata dalla pennellata vaporosa, memore della cauta adesione del primo Vajani ai modi della Scapigliatura. Una pennellata che negli oli diventerà in qualche caso più robusta e riassuntiva, come nel Ritratto di giovane donna in collezione privata (Novasconi 1980, pp. 152, 153, ill.). Baricentro compositivo del quadro è la diagonale descritta dal corpo poggiato al bracciolo di un sofà. Il verde azzurro del cappotto, la calda vaporosità dell’insieme accentuata dal collo di pelo, si posa sullo sfondo bruno, cangiante dei rifl essi della luce soffusa di un interno che spicca sul rosso della gonna e crea invece ombre sul viso della protagonista, accentuandovi il vissuto indicato dal titolo. Per una più ampia ricostruzione della storia espositiva del dipinto in esame è da considerare la possibilità che a esso si riferisca il resoconto della mostra allestita al Museo Civico di Lodi nel giugno 1937, nell’ambito della Terza Settimana Lodigiana. “Il popolo di Lodi” (La mostra della pittura al Civico Museo, 18 giugno 1937) cita infatti Vajani, scomparso poco più di due mesi prima, con opere come la Giovane dal giubboncino rosso (acquistato dalla Banca Popolare di Lodi nella Mostra Circondariale del 1925), il cartone per la Salomé o imprecisate nature morte, e “il pastello della giovane dolente”: un’espressione che sembra riferirsi a un’opera già nota come era per i lodigiani da un decennio Nostalgica, alla quale sembra applicabile anche la descrizione. Non infi cia l’ipotesi l’indicazione di “pastello”, utilizzata erroneamente anche da Armando Novasconi nello studio del 1980.

Marina Arensi

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