opere in mostra

Opere in mostra

 

Locatelli Fausto - Testa di bimba

34 LOCATELLI BIMBA 3 pixel
34 LOCATELLI BIMBA 3 pixel

FAUSTO LOCATELLI

(Lodi, 1914-1945)
 

Testa di bimba, 1938 circa
bronzo, 21 x 20 x 20 cm fi rmato sul collo: “F. LOCATELLI” collezione privata
Esposizioni: 1952, Lodi, Galleria Roncoroni (senza catalogo); 1977, Lodi, Fausto Locatelli scultore, s.n; 2012, Lodi, L’arte s’è desta, s.n. Bibliografi a: Fausto Locatelli scultore 1977, p. 51 (ill.); L’arte s’è desta 2012, p. 31 ill. (erroneamente intitolata Testa di ragazza)

La Testa di bimba compare nella fotografi a da considerarsi tra le più datate immagini note di una mostra lodigiana. La bella inquadratura dell’aprile 1952 riprende la sala della Galleria Roncoroni-Marchesi di corso Vittorio Emanuele 25, dove è allestita la personale postuma dello scultore Fausto Locatelli, perito nel 1945 all’età di trentuno anni sotto le bombe cadute sulle zone di piazza Castello e viale Dalmazia. L’anno precedente, nel momento per i lodigiani più drammatico della guerra segnato dal bombardamento che aveva invece colpito la “città bassa” e dal massacro dei Martiri del Poligono, il battiferro Angelo Roncoroni aveva infatti coraggiosamente aperto alle esposizioni degli amici artisti lo spazio della sua bottega. La fotografi a ne mostra la decorazione in ferro battuto da lui realizzata, nel luogo divenuto presto sede anche di incontri e discussioni, dove i temi drammatici del confl itto si mescolavano alla passione per l’arte e dove sarebbero transitate, negli anni della ricostruzione, anche opere di autori di risonanza nazionale provenienti dalla Milano ancora ferita. A frequentare la galleria erano specialmente gli artisti della giovane generazione lodigiana che avevano appreso i fondamenti dell’arte al liceo artistico o all’Accademia di Brera, come lo scultore Gianni Vigorelli e il pittore Angelo Monico, o come lo stesso Locatelli che al battiferro era legato da un’amicizia documentata da numerose lettere. Fu Roncoroni a organizzare la mostra di disegni e sculture tra le quali è ben riconoscibile la Testa di bimba. La inaugurò il 14 aprile il discorso di Francesco Messina che del lodigiano era stato maestro a Brera, e sono le sue parole a dare il senso di quel che avrebbe potuto divenire l’opera di Locatelli, già ricca di promesse, se il suo percorso non fosse stato prematuramente stroncato: “Per quattro anni l’ebbi al mio fi anco, anni in cui giovane fra giovani, non so se più insegnai o imparai dalla fresca sensibilità che distingue lo scolaro d’ingegno, il quale traduce gli anni dello studio in una passione tanto ostinata quanto ardente” (Fausto Locatelli scultore 1977, p. 3). Non datata, la scultura in esame potrebbe risalire alla seconda metà degli anni trenta, quelli accademici seguiti, dal 1935, al percorso al liceo artistico della stessa istituzione, riconosciuti nel 1938 dalla vittoria del premio Tantardini con la scultura Il legionario. La partecipazione di Locatelli ai Prelittoriali dell’Arte del 1940 è invece documentata da una fotografi a pubblicata sul quotidiano “Stampa sera” (7 marzo 1940), che lo ritrae all’Accademia intento alla realizzazione di un grande gruppo scultoreo. La Testa di bimba appartiene alla fase in cui l’autore coniuga nei ritratti verosimiglianza e trasfi gurazione ideale nella struttura compatta, mai dimentica della classicità del suo maestro, ma già orientata con autonoma personalità verso i volumi ampi delle sue prove più alte, quali Nini (1938 circa, bronzo, Fondazione Cariplo), Andreina (1941 circa, bronzo, Lodi, Museo Civico) e Fanciulla sfollata a Lodi (gesso, collezione privata). Nella serena registrazione del volto della bimba dove la luce scivola sulla superfi cie bronzea, che la capacità di penetrazione psicologica rivela nell’espressione intenta pronta a cedere al sorriso, Locatelli realizza un ritratto che pare astrarsi dalla realtà, pur nell’attenzione a particolari concreti – come quelli della capigliatura – caratterizzanti le sue teste femminili.

Marina Arensi

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