opere in mostra

Opere in mostra

 

Locatelli Fausto - Testa di donna

35 Locatelli FANCIULLA 3 pixel
35 Locatelli FANCIULLA 3 pixel

FAUSTO LOCATELLI

(Lodi, 1914-1945)
 

Testa di donna, 1935 circa
bronzo, 23 x 23 x 25 cm collezione privata
Esposizioni: 1977, Lodi, Fausto Locatelli scultore. Bibliografi a: Fausto Locatelli scultore 1977.

“Essere semplice, costruire con armonia geometrica distruggendo la rigidezza geometrica col palpito vitale, col movimento (che non è dinamismo). Raggiungere la vera superfi cie eliminando ogni eccedere senza cadere in quell’antipatico accademismo di cui già m’incolpano, quando invece non è che una costrizione alla forma sana ed estetica che nulla toglie all’arte quando questa esiste”. Sono le parole di Fausto Locatelli a spiegare i valori verso i quali tendeva la sua poetica: vera dichiarazione di intenti tratta dai suoi scritti e riportata nel testo di Cristoforo De Amicis, a introduzione del catalogo della mostra che nel 1977 onorò a Lodi l’arte dello scultore. La presenza dell’opera in esame nella rassegna è attestata dalla sequenza di prove fotografi che, realizzata per la pubblicazione del catalogo, dove non fu poi riprodotta, rintracciata da Vittorio Vailati nell’archivio Roncoroni. L’opera potrebbe essere compresa anche tra le numerose “teste di donna” o “di fanciulla” in bronzo, in cera o in gesso prive in catalogo di immagini e dati distintivi, che ricostruirono il percorso di Locatelli nella mostra del 1965 dedicata pure a Ettore Archinti. I volumi, ancora privi della dilatazione divenuta nel prosieguo la sua distintiva cifra stilistica, suggeriscono di collocare alla metà degli anni trenta la scultura, non visibile negli scorci fotografi ci che documentano la personale postuma del 1952 alla galleria Roncoroni. È ancora De Amicis, anch’egli frequentatore del luogo nei suoi anni lodigiani di sfollato, a tracciare un sintetico ritratto critico di Locatelli, forse conosciuto in precedenza a Milano quando lo scultore lavorava nello studio di via del Carmine 1, abbandonato allo scoppio della guerra: il pericolo dei bombardamenti lo aveva indotto al ritorno a Lodi, dove un analogo episodio avrebbe posto fi ne alla sua vita nel 1945. “Locatelli guardava lontano mentre nella mente e negli occhi gli si affollavano le opere degli autori che tanto amava”, scrive, “quelle dei greci e della Rinascenza dalle quali aveva appreso soprattutto, oltre che il concetto di grandezza, anche quello della serietà e del ben operare” (De Amicis 1977, p. 15). Nella trasposizione dei volti, l’ambito della sua indagine insieme a quello dei nudi femminili, lo scultore non abbandona mai il riferimento al vero di natura, nella convinzione impressa nelle parole “la natura e l’arte, questo è un tutto ed altro l’uomo non dovrebbe cercare nella lotta della vita...”della lettera del 23 maggio 1941 all’amico Angelo Roncoroni, destinatario di una corrispondenza che mette a nudo il suo idealismo. È probabile che la storia espositiva dell’opera, e in generale di tutto il corpus di Locatelli in collezioni private, sia ben più ampia di quanto è possibile ricostruire. Non accompagnata da dati che possano identifi carla risulta la Testa di ragazza citata alla mostra degli Istituti d’Istruzione Artistica allestita al Palazzo dell’Esposizione di Roma nel 1940 (n. 46). Lo stesso vale per i lavori presentati alla “mostra del dopolavoro” al Nuovo Teatro Gaffurio – nella missiva a Roncoroni del maggio 1941, Locatelli comunica di esservi stato invitato, intendendo portare “delle cere e un bronzo” –, o per i soggetti esposti nella rassegna della Quarta Settimana Lodigiana nel 1939 nello stesso luogo dove, ancora nel 1947, le sue “belle teste” (“Il Corriere dell’Adda”, 14 novembre 1947) “inghirlandano” le opere degli amici artisti, “chiamati a raccolta in nome dello scomparso Fausto Locatelli”.

Marina Arensi

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