opere in mostra

Opere in mostra

 

Osvaldo Bignami - In colombaia

20 Bignami AMF 9998 pixel
20 Bignami AMF 9998 pixel

OSVALDO BIGNAMI

(Lodi, 1856 - Civate, Lecco, 1936)
 

In colombaia, 1891
olio su tela, 80 x 60 cm fi rmato e datato in basso a sinistra “O. Bignami 1891”; sul verso, sull’asse del telaio, in alto a sinistra, iscrizione a matita: “pittore Osvaldo Bignami Lodi”; in alto a destra, iscrizione a matita: “103”. collezione privata
Esposizioni: 1891, Milano, Prima Esposizione Triennale, n. 193; 2007, Lodi, Ottocento Novecento n. 23. Bibliografi a: Prima Esposizione Triennale 1891, p. 28, n. 193; P. Plebani, in Ottocento Novecento 2007, p. 132, ill. p. 81.

La Prima Esposizione Triennale di Brera, allestita nel marzo 1891, segna una pagina fondamentale nella storia delle mostre milanesi. Per la prima volta i quadri di soggetto storico e religioso costituiscono infatti una minoranza, mentre compaiono ufficialmente le tematiche sociali, che calano la pittura nel vivo della storia della città, dove in quello stesso anno si assiste al Primo Congresso Operaio, nel crescendo che porterà nel 1898 ai moti operai repressi dal generale Bava Beccaris. L’altra novità dell’esposizione riguarda il linguaggio, che nei dipinti di Emilio Longoni, Filippo Carcano e Plinio Nomellini interpreta le nuove istanze sociali attraverso la tecnica divisionista, condivisa in quel contesto da Segantini e Previati. Dal 1884 Bignami viveva a Milano, ma frequenti dovevano essere i ritorni nella città natale, stante la sua carica di membro della Deputazione Storico-Artistica del Museo e, nel 1901, del comitato organizzatore della Mostra di Arte Sacra. Lontano dal clima di rinnovamento che anima l’ambiente milanese, il dipinto in mostra racconta invece con solida padronanza pittorica un momento idilliaco di vita rurale, con un linguaggio innamorato del naturalismo ottocentesco nell’alveo della pittura di genere lombarda ispirata alla vita quotidiana. Al tiepido interesse per le sperimentazioni aggiornate non è forse estraneo il succedersi nel percorso dell’autore di numerose commissioni per lavori ad affresco, la tecnica per la quale aveva vinto nel 1893 e 1894 il Premio Mylius; della pittura da cavalletto restano limitati esempi nei ritratti, nell’arte sacra e nelle scene di genere (La matrona Lucrezia, 1920, collezione Banca Popolare di Lodi). Anche la continuativa presenza alle esposizioni lodigiane dei primi decenni del Novecento è documentata dalle cronache giornalistiche con la prevalenza di bozzetti e disegni, specie dopo il ritiro di Bignami nella Casa dei Ciechi di Civate negli anni venti: cinquantaquattro quelli donati dall’autore al Museo di Lodi poco prima della sua scomparsa (Livraga, Stroppa 1999, pp. 153-163). Proveniente dal mercato antiquario, la tela ambienta l’immagine in un oscuro interno di campagna nel quale il pittore si inoltra nel progressivo abbassarsi dei toni, fi no al buio dal quale l’immagine ricava profondità. Per contrasto, la lieta serenità portata sul volto della giovane contadina dai colombi chiamati al pasto può leggersi come un romantico elogio della vita semplice, a contatto con la natura: un messaggio che si ritrova nel pressoché coevo Difesa del pranzo, pure di collezione privata, la scenetta ugualmente raggiunta dalla luce morbida che stacca dallo sfondo le fi gure e i particolari d’ambiente, compresi i piccoli brani di natura morta in primo piano. Sguardi fuggevoli sulle poetiche tardoscapigliate traspaiono dalle pennellate mosse, che portano stesure di colore specie nell’accurata definizione dell’abito che spicca per ricercatezza nella rusticità del luogo, i vivaci contrappunti coloristici a movimentare la tavolozza smorzata dell’insieme: quasi uno studio di costume popolare, come Bignami riproporrà nei primi anni del secolo nuovo nella Contadina lodigiana (collezione privata) dalla tavolozza schiarita.

Marina Arensi

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