opere in mostra

Opere in mostra

 

Pietro Ferrabini - Selva greca

38 FERRABINI pixel
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PIETRO FERRABINI

(Rancio, Lecco, 1787-1869)
 

Selva greca, metà del XIX secolo
olio su tela, 69 x 78 cm Lodi, Museo Civico, inv. 424
Esposizioni: 1978, Lodi, Mostra permanente (non riprodotta in catalogo); 1980, Lodi Mezzo secolo di pittura lodigiana (senza catalogo). Bibliografi a: Mostra permanente 1978, p. 20 ; Novasconi 1980, pp. 267-271; Bottini 1982, pp. 17-18 (La discesa del Montadone); Lodi. La storia 1990, vol. II, p. 9; Livraga, Stroppa 1999, p. 177.

Il dipinto rappresenta un luogo importante della Lodi ottocentesca, l’antica strada di Circonvallazione, che muterà nome nel 1911, quando verrà intestata alla memoria di Secondo Cremonesi, deputato e benefattore: una località della periferia cittadina destinata a perdere quasi tutte le caratteristiche riportate nel quadro. Nella veduta, di ampio respiro, un cielo terso sovrasta gli edifi ci ai margini dell’area boscosa, la “selva” oggi scomparsa dalla quale deriva l’antico nome della zona ripreso nel titolo del quadro. Tra le costruzioni, riconoscibile anche nel paesaggio odierno è, al centro della composizione, il convento di Santa Chiara, oggi casa di riposo, che Ferrabini raffi gura nella completezza della struttura comprendente anche la chiesa con il suo campanile, abbattuti nel 1887. Identifi cabili sono anche, sull’altura a sinistra, la chiesa e il campanime della Beata Vergine del Carmine; poco distante, presso la casa dove visse lo scienziato Paolo Gorini, quello bianco e non più esistente della chiesa di Santa Croce, pure scomparsa. Immutato è rimasto l’edifi cio in primo piano sul lato destro della strada – chiamata dai lodigiani “el Muntadon” per la forte pendenza della salita nel tratto che la congiunge con l’attuale corso Mazzini – inglobato poi nel complesso del Lanifi cio, eternato nelle opere della poetessa lodigiana Ada Negri come luogo della quotidiana fatica della madre. Pittore, scenografo e architetto, Ferrabini si trasferì tra il 1812 e il 1813 dalla nativa Lecco a Lodi, dove insegnò disegno e pittura lineare nelle scuole pubbliche e in alcune case di educazione e collegi. Sue le decorazioni di molte dimore della nobiltà e della borghesia di Milano, Pavia, Novara, Brescia e Lodi, dove lavorò nel palazzo Beonio-Brocchieri e nel collegio di Santa Maria delle Grazie. Si dedicò anche alla decorazione ad affresco di chiese (l’abbaziale di Villanova del Sillaro e, a Lodi, la Maddalena, San Giacomo, San Francesco e l’altare di San Bassiano della cattedrale) e di santuari. Attivo anche come scenografo, la sua popolarità raggiunse il culmine quando organizzò nella cattedrale di Lodi la coreografi a della traslazione delle reliquie di san Bassiano e delle solenni esequie in ricordo di Carlo Alberto, re di Sardegna. Verso la fi ne della carriera, Ferrabini limitò la propria attività alla progettazione di interventi di restauro per chiese di Lodi e del territorio. Nel 1869, per l’attaccamento dimostrato alla patria d’adozione e per le sostanziose donazioni per la costruzione del Museo Civico, sarà nominato socio fondatore della Deputazione storico- artistica. Alla sua fase matura, certamente successiva alla metà del secolo, potrebbe risalire questo dipinto, nel quale l’abilità del pittore prospettico, evidente nella resa quasi geometrica degli edifi ci sullo sfondo, si coniuga a una cauta sperimentazione degli effetti di luce e di atmosfera, che risente del crescente successo della pittura di paesaggio nella seconda metà dell’Ottocento.

Angelo Stroppa

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